Le telefonate con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Alfano. Poi quella al sindaco di Modena. E il tweet per ringraziare i «coraggiosi» che hanno fermato l’autore di quella che poteva essere una strage.
Così sono state terremotate le ultime ore di Giorgia Meloni all’Europe Gulf Forum, aggiungendo il tema sicurezza alla già lunga lista di sue preoccupazioni per la crisi in Iran e nello Stretto di Hormuz, ossia il focus dei confronti nel summit a porte chiuse nel resort di lusso a Navarino, nel Peloponneso.
Questo è «il tempo della policrisi» e serve una «cooperazione» strategica fra Mediterraneo e Golfo, l’esortazione di Meloni alla platea, una trentina tra leader politici e vertici delle istituzioni finanziarie delle due aree, dai capi di governo dei Paesi del Golfo a Tony Blair.
Tutti accomunati dalla necessità di uscire da una crisi che ha gravi impatti economici. Mentre Teheran annuncia colloqui con Paesi europei sul transito delle navi attraverso Hormuz, Meloni tiene uno degli interventi introduttivi, assieme al presidente di Antenna Group Theodore Kyriakou (editore di Repubblica). Se ci sono colloqui in corso su Hormuz, Roma non è coinvolta, si spiega in ambienti governativi.
Si guarda all’evoluzione dei negoziati tra americani, pakistani, israeliani e pasdaran. L’Iran non deve potersi dotare dell’arma nucleare e la riapertura dello Stretto «senza pedaggi o restrizioni discriminatorie» è il «primo pilastro» per una «soluzione sostenibile», chiarisce Meloni. E L’Italia è pronta a contribuire, «non appena ve ne saranno le condizioni, alla sicurezza della navigazione, nel solco» delle missioni Aspides e Atalanta nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano. Il summit offre a Meloni anche l’occasione per un bilaterale con il primo ministro del Kuwait, Sheikh Ahmad Al-Abdullah Al-Sabah: gli esprime solidarietà «per gli ingiustificati attacchi iraniani».
