La destra può esprimere «ottimamente» anche il capo dello Stato, superando un tabù storico. A rivendicarlo è la presidente del Consiglio di Giorgia Meloni, che in un’intervista a Rete 4 rompe gli indugi e punta direttamente al Quirinale.
La premier sottolinea che chi non è di sinistra «non è figlio di un dio minore» e ha gli stessi diritti di accedere al Colle più alto, legando però questo scenario a un bis della sua maggioranza alle prossime elezioni politiche.
Meloni passa poi all’attacco delle opposizioni sulla riforma della legge elettorale, accusando chi la osteggia di voler governare solo attraverso «giochi di palazzo» senza aver mai vinto le elezioni. Meloni respinge l’idea di una norma scritta su misura per la coalizione di governo: «Se provi a fare una legge cercando di apparecchiarti la situazione che secondo te può essere meglio per vincere, perdi automaticamente».
La posta in gioco per il 2029 va quindi oltre Palazzo Chigi, un’apertura che innesca subito la reazione del leader di Italia Viva, Matteo Renzi, secondo cui la premier «scopre le carte» per prendersi il Quirinale o consegnarlo a un fedelissimo.
Sul fronte della politica estera, Meloni liquida i recenti attriti internazionali, a partire dal rapporto con il presidente francese Emmanuel Macron con cui assicura di avere un canale «franco» e privo di veri litigi. Più complessa la gestione delle tensioni con gli Stati Uniti, alimentate anche dalle dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, sulle basi italiane e il conflitto in Iran. Su questo la premier rivendica la propria autonomia strategica, definendo la sua linea solida e coerente: «Non ero inginocchiata ieri, non sono antiamericana oggi».
L’intervista tocca, infine, i delicati equilibri interni al centrodestra, in particolare i rapporti con l’eurodeputato Roberto Vannacci e il suo movimento Futuro nazionale. Meloni esprime una netta chiusura politica verso l’ex generale, equiparando le sue posizioni a quelle delle opposizioni e criticando l’approccio radicale sulla remigrazione. Il concetto, secondo la premier, si traduce semplicemente nei rimpatri volontari assistiti già previsti dall’esecutivo. «Difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere», scandisce Meloni, segnando una distanza che appare ormai incolmabile.
