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Crisi in Medio Oriente, Tajani: «Per il gas riserve sicure, ma il petrolio preoccupa». Il vice premier vola a Beirut

Resta alta la preoccupazione in merito alle tensioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz, con il rischio concreto di una recessione economica legata al rincaro energetico. A ribadire l'allarme è il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che dal Vinitaly di Verona ha delineato un quadro di cautela per l'approvvigionamento energetico…
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(Foto ANSA - Giorgio Marchiori)

Resta alta la preoccupazione in merito alle tensioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz, con il rischio concreto di una recessione economica legata al rincaro energetico.

A ribadire l’allarme è il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che dal Vinitaly di Verona ha delineato un quadro di cautela per l’approvvigionamento energetico nazionale: «L’unica preoccupazione è il prezzo del petrolio. Per il gas possiamo stare tranquilli, abbiamo riserve fino alla fine del prossimo inverno quindi possiamo stare sicuri».

Il capo della Farnesina ha spiegato che l’instabilità dell’area mediorientale incide direttamente sui costi dei carburanti, fondamentali per l’export e il trasporto aereo, ma anche sulla reperibilità dei fertilizzanti.

Il nodo centrale resta il transito marittimo: «Se la situazione a Hormuz continua a essere negativa i rischi di recessione ci sono, dobbiamo evitare che questo accada», ha sottolineato Tajani, ribadendo che la chiusura dello stretto renderebbe difficile il mantenimento degli attuali livelli produttivi.

Sul fronte diplomatico, il ministro ha espresso forte preoccupazione per l’andamento dei colloqui tra Iran e Stati Uniti, auspicando un esito positivo per le trattative tra Israele e Libano. Proprio per rafforzare l’impegno italiano nella regione, il vice premier sarà domani a Beirut. «Domani sarò a Beirut per dare un segnale di grande attenzione a un Paese che sta soffrendo», ha annunciato, precisando che l’Italia intende sostenere il presidente Michel Aoun, definito «una garanzia per tutti nell’area e un amico dell’Italia».

L’obiettivo della missione è duplice: tutelare la sicurezza dei militari italiani presenti nel Paese e garantire l’incolumità della popolazione civile libanese, che Tajani ha tenuto a distinguere nettamente dalle milizie di Hezbollah. La strategia italiana punta tutto sulla «tela diplomatica», tessuta in queste ore anche attraverso contatti costanti con l’Egitto.

Il ministro ha riferito di un recente confronto con il suo omologo egiziano, che segue i colloqui tra la presidente del Consiglio e il presidente Al Sisi, identificando nel Cairo un attore fondamentale per la stabilità regionale.

«Mi associo alle parole di papa Leone: basta guerra, lavoriamo concretamente», ha concluso il ministro, ribadendo la necessità di un’alternativa diplomatica che riapra le rotte commerciali internazionali. «Laddove passano le merci non passano le armi».

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