L’ansia è quella di sempre. I libri sparsi sui tavoli, i gruppi WhatsApp che continuano a scambiarsi appunti fino a notte fonda, i countdown sui social e le ultime interrogazioni prima del grande salto. Ma la Maturità 2026 non sarà soltanto l’ennesimo esame finale: segna infatti un cambio di rotta importante rispetto agli ultimi anni scolastici.
Le novità
A partire dal nome. Dopo anni di definizioni tecniche e burocratiche, torna ufficialmente la storica dicitura di «Esame di Maturità», quasi a voler restituire valore simbolico a uno dei momenti più delicati della vita studentesca italiana. Non più soltanto una verifica di conoscenze, ma un vero passaggio verso l’età adulta.
La prima prova scritta resta fissata per il 18 giugno, ma sono numerose le novità introdotte dal Decreto Scuola 127/2025 e dall’ordinanza ministeriale del marzo scorso. Cambiano soprattutto il significato e la struttura dell’esame, che punta – nelle intenzioni del ministro – molto di più su responsabilità, comportamento e crescita personale.
Una delle modifiche più rilevanti riguarda proprio la condotta. Se negli anni precedenti il voto in comportamento aveva un peso relativo, adesso diventa decisivo: con una valutazione inferiore a sei decimi si viene automaticamente esclusi dall’esame. Ma anche ottenere il «sei» comporterà conseguenze precise: lo studente dovrà presentare durante il colloquio un elaborato critico sulla cittadinanza attiva e solidale. Al contrario, solo chi avrà almeno nove in condotta potrà ottenere il punteggio massimo nella fascia di credito scolastico.
Cambiano anche le modalità del colloquio orale, che negli ultimi anni era stato spesso criticato perché troppo frammentato o artificioso. Dal 2026 il colloquio parte da una riflessione personale dello studente sul proprio percorso scolastico e umano, con attenzione alla maturazione raggiunta, alle esperienze vissute e alla capacità di costruire collegamenti ragionati.
Le domande verteranno su quattro discipline selezionate dal Ministero per ciascun indirizzo di studio. Una novità significativa è che ogni commissario dovrà attenersi alla propria materia: il docente di matematica, ad esempio, non potrà interrogare su fisica, mentre quello di italiano non potrà spaziare sulla storia. L’obiettivo dichiarato è rendere l’esame più coerente e meno dispersivo. Nel colloquio entreranno inoltre educazione civica, il percorso di alternanza scuola-lavoro e, per alcune classi, anche eventuali esperienze CLIL in lingua straniera. Resta poi la discussione delle prove scritte.
Le prove classiche
Le prove tradizionali, invece, vengono confermate. La prima prova d’italiano sarà uguale per tutti gli indirizzi. La seconda varierà in base alla scuola: latino al liceo classico, matematica allo scientifico, lingua straniera al linguistico, scienze umane nell’omonimo liceo, economia aziendale negli istituti tecnici economici e sistemi e reti negli indirizzi informatici.
Un’altra novità importante riguarda la validità dell’esame: dal prossimo anno sarà considerato superato solo se lo studente avrà sostenuto regolarmente tutte le prove, senza eccezioni. Cambia anche il curriculum dello studente, che sarà allegato al diploma e conterrà non solo il percorso scolastico, ma anche certificazioni, attività extrascolastiche e risultati Invalsi.
Restano invariati invece i punteggi complessivi: massimo 40 crediti scolastici e 60 punti distribuiti tra scritto e orale. La commissione potrà assegnare fino a tre punti bonus agli studenti che supereranno quota novanta.
Intanto, nelle scuole italiane, il clima è quello delle grandi occasioni. Nei corridoi si alternano paura ed entusiasmo, mentre i maturandi provano a immaginare cosa arriverà dopo. Università, lavoro, viaggi, futuro. Come ogni anno, la maturità continua a rappresentare molto più di un semplice esame: è il momento in cui una generazione intera prova a lasciare alle spalle l’adolescenza.
