L’Ufficio di Sorveglianza di Torino, attraverso il magistrato Elena Massucco, ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata da Mario Roggero, attualmente detenuto nel carcere di Bollate per scontare la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi legata ai fatti del 2021 nel Cuneese: l’ordinanza evidenzia in modo chiaro come «non ci sono i presupposti di urgenza per un provvedimento cautelare», motivo per cui la richiesta di sospensione della pena è stata ufficialmente rigettata con la conseguente trasmissione degli atti al Tribunale di Sorveglianza e alle Procure competenti.
La ricostruzione della Guardia di Finanza: le manovre finanziarie per svuotare il patrimonio
I provvedimenti giudiziari mettono in luce una serie di complesse operazioni patrimoniali realizzate dal gioielliere: la Corte d’Assise d’Appello di Torino rileva che la raccolta fondi denominata “Io sto con Mario Roggero” non era «destinata a sopperire alle spese della propria difesa e del procedimento», ma dimostrava al contrario «il pervicace e reiterato tentativo dello stesso di sottrarre le disponibilità di denaro a lui facenti capo alle garanzie dei creditori, in particolare al pagamento delle spese processuali».
Le indagini delle Fiamme Gialle hanno infatti accertato l’esecuzione di un bonifico estero da 50 mila euro verso un deposito in Tunisia intestato a Roggero e alla moglie, oltre alla cessione fittizia della quota di quattro immobili a La Morra registrata davanti al notaio: per queste ragioni la magistratura ha disposto un blocco conservativo dei beni per un valore totale di 1,17 milioni di euro a tutela delle provvisionali da 480 mila euro destinate al risarcimento delle parti civili, evidenziando che «ricorre anche il presupposto del pericolo nel ritardo, considerato che Roggero ha posto in essere plurimi atti volti a disperdere e non rendere aggredibili le proprie risorse patrimoniali».
L’analisi psichiatrica: il trauma pregresso e la reazione dell’amigdala
Sulle dinamiche cognitive ed emotive intervenute durante la rapina si è espresso lo psichiatra Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, spiegando la reazione del gioielliere alla luce dei furti subiti in passato: «L’amigdala, una “mandorla“ situata nella parte più profonda del cervello, riconosce che c’è una situazione simile a quella precedente e in un istante riattiva il passato», innescando prima un momentaneo congelamento e poi una reazione violenta.
Lo specialista paragona il meccanismo di allerta a una risposta immunitaria patologica: «Se uno è allergico a un frutto e lo mangia la prima volta, magari ha una reazione nulla o lieve: la reazione vera e conclamata, spesso violenta, si manifesta la seconda o la terza volta, quando il corpo riconosce la sostanza nociva», confermando come lo stato di vittimizzazione pregressa e l’ipervigilanza abbiano influenzato la capacità del cervello di eseguire una valutazione razionale al momento dell’aggressione.
