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Manovra e nuova legge elettorale, la Lega è osservata speciale

Se non dovesse passare, c’è piena consapevolezza nella coalizione, sarebbe il capolinea della maggioranza in vista delle elezioni

Manovra e nuova legge elettorale, la Lega è osservata speciale

Estate che non dà tregua e autunno che si preannuncia caldissimo: mentre i partiti scaldano i motori in vista di quella che potrebbe essere l’ultima manovra di questa legislatura, gli alleati osservano con attenzione i sommovimenti interni alla Lega, esplosi in pieno agosto. Perché prima della legge di Bilancio ci sarà il vero test per il centrodestra, quello della legge elettorale. Se non dovesse passare, c’è piena consapevolezza nella coalizione, sarebbe il capolinea della maggioranza. Ma il timore del «tutti a casa», sono convinti – e sperano – i più, eviterà che si consumino strappi senza ritorno. In via Bellerio l’agitazione resta alta. Anche se i fedelissimi di Matteo Salvini tendono a minimizzare, difendono il «Capitano» e sbandierano un sondaggio – di luglio ma ripescato da una trasmissione tv di La7 – che vede il segretario promosso dal 93% degli intervistati.

Il campione sentito da AnalisiPolitica è di mille persone, e il risultato tiene conto solamente di chi ha dichiarato di votare Lega. Una fotografia dell’attuale elettorato leghista, insomma. Che ha il suo chiaroscuro nei quasi due terzi che però già guarda al dopo-Salvini, già prima delle politiche 2027 (il 21%) o subito dopo (il 10%). E in molti, anche tra gli alleati, propendono per un eventuale avvicendamento alla guida del partito fondato da Umberto Bossi dopo il voto. Non sarebbe insomma nelle intenzioni dei «nordisti», quegli amministratori e dirigenti che da settimane stanno chiedendo con sempre maggiore intensità a Salvini un cambio di passo o anche un passo di lato, scalzare il leader a breve. Anche perché nessuno, al momento, si è ancora fatto avanti. Né lo ha fatto appena un anno fa quando Salvini è stato riconfermato alla guida della Lega all’unanimità.

Per ora c’è il malcontento che sale, la richiesta di una leadership più collegiale, di dare più spazio ai territori, di tornare a quella Lega delle origini di cui parleranno con ogni probabilità il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, e il segretario lombardo, nonché capogruppo in Senato, Massimiliano Romeo. Entrambi a Marina di Pietrasanta per la Versiliana, invitati quando ancora non si intravedevano i marosi che si sono alzati nelle ultime settimane. Stanno lavorando a una associazione interna – che potrebbe vedere la luce anche prima di Pontida: fatto «strano», punge Claudio Durigon, uno dei vice di Salvini, visto che «all’epoca erano contrari a quella creata da Roberto Vannacci». Ma la Lega «è una, e prendo proprio le parole di Zaia», sottolinea citando uno dei nomi ricorrenti per il post.