Tutti i dati dell’Ufficio nazionale elettorale descrivono un assetto politico mutato: il partito Tisza di Péter Magyar ha conquistato 138 seggi su 199, assicurandosi la super maggioranza dei due terzi. Viktor Orbán, fermatosi a 55 seggi con Fidesz, perde il controllo del Paese dopo anni di dominio.
La geografia del voto racconta una vittoria profonda: Magyar ha scardinato le province rurali e i distretti industriali, storiche roccaforti governative, lasciando a Orbán solo aree isolate lungo i confini. Il 53,6% dei consensi ottenuto da Magyar segna la fine di un’epoca, riducendo l’ultradestra di Mi Hazánk a soli 6 seggi.
Il clima della transizione è rovente. Magyar ha chiesto le dimissioni del presidente Tamás Sulyok, accusandolo di aver avallato il saccheggio del Paese e l’inerzia davanti agli scandali di pedofilia. Il leader di Tisza ha inoltre denunciato che il ministro degli Esteri uscente, Péter Szijjártó, starebbe distruggendo documenti sensibili relativi alle sanzioni europee e ai legami con Mosca, paragonando tali azioni alle pratiche del periodo comunista. L’urgenza di Magyar è formare il governo il prima possibile per affrontare i problemi economici e sociali di una nazione che definisce «tradita e devastata».
In politica estera si prepara una sterzata atlantista. Magyar ha annunciato viaggi a Varsavia e Bruxelles per sbloccare i fondi comunitari. Il dialogo con Ursula von der Leyen e Mark Rutte è già avviato. A differenza del predecessore, Magyar ha escluso contatti con Putin e ha definito l’Uc ra in a vittima dell’ag gr ess io ne russa, pur mantenendo l’opt-out sul prestito a Kiev.
La Russia ha reagito con freddezza: il Cremlino non ha inviato congratulazioni al neo premier, definendo l’Ungheria un «Paese non amico» e ridimensionando il rapporto con Orbán a un semplice dialogo tecnico. Magyar ha espresso ammirazione per Giorgia Meloni e Antonio Tajani, manifestando la volontà di incontrare la premier italiana per rafforzare un’alleanza storica. La nuova Ungheria intende muoversi nell’Ue con una politica costruttiva e di compromesso, ponendo fine alla retorica della contrapposizione verso Bruxelles per ripristinare lo stato di diritto e la cooperazione euro-atlantica.
La transizione resta tesa mentre il leader di Tisza attende la convocazione ufficiale per riportare stabilità nazionale.
Magyar, la svolta dell’Ungheria che guarda all’Europa e alla Nato
di Redazione









