Le mafie uccidono come le guerre. È quanto emerge dal primo rapporto globale dell’Ufficio delle Nazioni unite contro la Droga ed il Crimine (Unodc) presentato in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, che ricorre oggi, 23 maggio.
Il documento è stato presentato a Palermo e, come affermato da Giovanni Gallo, capo della sezione dell’Ufficio delle Nazioni unite contro il Crimine organizzato, «dal 2000 a oggi le mafie mondiali hanno ucciso 95mila persone all’anno, pari al numero delle vittime annuali delle guerre, un dato decisamente allarmante che non conferma il mito secondo cui le organizzazioni criminali hanno cambiato il modus operandi ricorrendo meno alla violenza».
Il rapporto fa un’analisi sull’evoluzione delle mafie internazionali dalla Convenzione di Palermo contro il crimine organizzato firmata nel 2000 a oggi, cosa è rimasto uguale e quali sono state le risposte.
Sono quattro i punti salienti dello studio: il gran numero di omicidi dei gruppi criminali; lo sviluppo delle tecnologie con l’ampliamento del ventaglio delle vittime perché chiunque è un potenziale bersaglio di estorsioni e frodi online in larga scala; l’attività più redditizia delle mafie rimane il traffico di sostanze stupefacenti basti pensare che lungo la rotta balcanica ogni anno gli affari illeciti di eroina e metanfetamina genera proventi per tra i 3 e i 7 miliardi di dollari e quello di cocaina almeno 10 volte tanto nonostante la diversificazione del business in reati ambientali, traffico di opere d’arte, nel disboscamento illecito; il ricorso continuo alla violenza e alle intimidazioni per affermare il potere, in media un omicidio volontario su 5 al mondo è legato alle organizzazioni criminali e il dato sale in America latina dove 1 omicidio su 2 porta la firma dei cartelli del narcotraffico.
