Le emissioni globali di gas serra si sono mantenute su livelli record, spingendo la Terra verso una traiettoria di riscaldamento stimata tra 2,6°C e 2,8°C entro la fine del secolo, anche nell’ipotesi in cui i governi rispettino i recenti impegni climatici assunti. È quanto emerge dal rapporto annuale del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) sul divario tra le emissioni attuali e gli obiettivi climatici internazionali.
Durante la presentazione del documento, il Segretario generale dell’Onu António Guterres ha dichiarato senza appello che il mondo si trova «pericolosamente lontano dall’obiettivo» e «non può più evitare di superare il limite di 1,5°C», il traguardo più ambizioso fissato dall’Accordo di Parigi nel 2015. Le proiezioni attuali risultano più severe rispetto al passato, risentendo anche del ritiro degli Stati Uniti dall’intesa e della revisione delle stime sulle emissioni storiche. Tra i principali emettitori globali, i dati preliminari indicano un incremento nei Stati Uniti, in Indonesia e in Cina, a fronte di una riduzione registrata in India, Russia e Unione Europea.
Il rapporto evidenzia come i paesi ricchi del G20, responsabili di tre quarti delle emissioni globali, abbiano finora messo in campo un’azione climatica insufficiente. Tuttavia, il documento delinea anche uno scenario più favorevole basato su interventi rapidi: azzerando drasticamente i gas serra – con riduzioni del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2025 – il riscaldamento globale potrebbe raggiungere un picco compreso tra 1,7°C e 1,8°C, per poi scendere nuovamente al di sotto della soglia di 1,5°C entro il 2100.
