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Lo spread s’impenna, sfonda quota 100: sulla manovra pesa l’effetto della geopolitica

Il rendimento dei Btp decennali andati in asta ieri è arrivato al 4,58%, ripagare il debito costerà quindi di più alle casse dello Stato

Lo spread s’impenna, sfonda quota 100: sulla manovra pesa l’effetto della geopolitica

Lo spread torna a 100 punti base, col debito globale in fibrillazione per la crisi di Hormuz e quella dei treasury americani. Un segnale di attenzione per il governo, chiamato a un equilibrio complesso fra risorse da reperire per la manovra in un 2027 elettorale, mercati da non sottovalutare, e margini di spesa ristretti dal costo più alto per finanziare il debito. È lo scenario con cui la maggioranza entra nel vivo della legge di bilancio.

«Vediamo quello che succede sui mercati finanziari internazionali. Come ho sempre detto, bisogna stare molto attenti al debito, per fortuna che siamo stati attenti al debito», ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Servono coperture e il debito va stabilizzato, visto che si parla di un dato superiore al 138% del Pil l’anno prossimo rispetto al 137,1% del 2025.

Lo scenario

L’incognita arriva dal nuovo scenario geopolitico imprevedibile della seconda presidenza Trump. I piani di deficit che spingono su 40.000 miliardi di debito pubblico Usa, assieme al petrolio arrivato a quasi 109 dollari che sta spingendo Fed e Bce ad alzare i tassi per fermare l’inflazione, hanno mandato i treasury a 30 anni fino al 5,6% di rendimento. Un massimo dal 2022 che suona l’allarme per Washington e trascina il debito europeo. In particolare la Francia per il suo deficit elevato che ha messo il debito su un trend preoccupante e fatto impennare lo spread a 119. E l’Italia, per un debito che segna record dopo record e resta in cima alla classifica europea.

Con la manovra che entra nel vivo, gli entusiasmi dei partiti devono fare quindi i conti con lo spread, arrivato a 100 punti base sulle quotazioni di Borsa italiana (99 sugli schermi Bloomberg) con un rendimento del Btp decennale al 4,59%, un livello che non si vedeva da fine 2023 mentre la Borsa di Milano chiude quasi in parità (+0,09%). Dal primo partito della maggioranza, FdI, minimizzano: è un dato «non consolidato» e «le oscillazioni fanno parte delle dinamiche». Ma emettere debito costa già di più. E la misura la dà l’asta con cui ieri il Mef ha collocato otto miliardi di Btp, col decennale arrivato a pagare il 4,58%, livello che non si vedeva da tre anni.

Ancora a Ferragosto il Btp pagava il 4%: le stime di Prometeia dicono che il costo aggiuntivo di 60 punti base, accumulato in poco più di un mese, ammonta a circa due miliardi di euro di maggiori interessi il primo anno, per poi crescere via via che il debito viene rifinanziato. Tutto ciò su una spesa per interessi che vale già, ogni anno, circa 85 miliardi di euro. Il governo si prepara a svelare la cornice con i numeri chiave che faranno da sfondo alla prossima manovra e che arriveranno con il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp, la vecchia Nadef) atteso venerdì in consiglio dei ministri. Si guarda con un certo ottimismo alla crescita. I diversi previsori hanno rivisto al rialzo le stime e concordando su un Pil 2026 al +0,8/0,9%. È dunque probabile che il +0,6% indicato dal governo ad aprile nel Dfp possa subire un ritocco all’insù.