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L’inflazione è il principale timore, ma a Mosca i bar, i ristoranti e i teatri sono sempre pieni

Bar e ristoranti affollati, file ai teatri, aerei e treni pieni: dopo quattro anni di guerra Mosca e le altre grandi città russe sembrano essersi abituate alla nuova realtà. Un’atmosfera lontana anni luce da quella cupa dell’autunno 2022 che indusse molti uomini a sparire dalle strade per paura di essere arruolati a forza e mandati…
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epa12762419 Head of Russian military intelligence (GRU) Igor Kostyukov (R) and Russian Presidential Aide Vladimir Medinsky (2-R) wait before a meeting, chaired by President Putin, with members of the Security Council at the Kremlin in Moscow, Russia, 20 February 2026. EPA/VYACHESLAV PROKOFYEV/SPUTNIK/KREMLIN POOL / POOL MANDATORY CREDIT

Bar e ristoranti affollati, file ai teatri, aerei e treni pieni: dopo quattro anni di guerra Mosca e le altre grandi città russe sembrano essersi abituate alla nuova realtà. Un’atmosfera lontana anni luce da quella cupa dell’autunno 2022 che indusse molti uomini a sparire dalle strade per paura di essere arruolati a forza e mandati al fronte. Certo, l’aumento dei prezzi colpisce i consumatori e il tasso di sconto alle stelle penalizza le imprese che vorrebbero investire.

Ma, secondo i sondaggi più attendibili, il sostegno alle truppe al fronte rimane forte e la fiducia nei negoziati scarsa. Al punto che la maggioranza è convinta che le ostilità non finiranno nemmeno quest’anno. Secondo l’autorevole centro statistico «Levada», bollato dalle autorità come «agente straniero», tra i russi si è creata una certa assuefazione al conflitto. Non più del 45% della popolazione lo segue con attenzione. Il 76% sostiene le azioni delle truppe in Ucraina e il 61% reputa necessario arrivare ad una soluzione negoziata. E il 59% ritiene che se la guerra dovesse andare ancora per le lunghe, la Russia dovrebbe innalzare il livello dello scontro usando «nuovi tipi di armi».

Certo, in un sistema controllato come quello russo, è lecito nutrire dubbi sulla sincerità di almeno una parte delle risposte. La Russia deve tuttavia fare i conti con un’economia in affanno, dopo gli exploit del 2023 e 2024 che hanno visto il Pil crescere a ritmi annuali superiori al 4%, spinto dagli investimenti nell’industria della difesa. Nel 2025 ha registrato una brusca frenata, fermandosi all’1% per effetto della diminuzione di entrate da gas e petrolio.

Ma anche per la politica della Banca centrale con alti tassi di sconto (oggi al 15,5%). La governatrice, Elvira Nabiullina, stima a gennaio l’inflazione ufficiale al 6,3% annuo, spinta anche dal l’aumento dell’Iva dal 20% al 22%, deciso per rimpinguare le casse dello Stato e far fronte ai costi altissimi degli stipendi di centinaia di migliaia di soldati che si arruolano a contratto (422.000 solo nel 2025). Diversi Paesi della Ue puntano proprio su un crollo economico della Russia, che ne sancirebbe quella «sconfitta strategica» più volte invocata.

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