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Legge elettorale, la premier prova a blindare il testo: decisa a porre la fiducia «per chiarezza»

Ai suoi alleati, in conferenza stampa, fa capire che sulla riforma non ci sono vie di fuga. Martedì la scadenza del termine per gli emendamenti

Legge elettorale, la premier prova a blindare il testo: decisa a porre la fiducia «per chiarezza»
Caricature realizzate dal senatore Filippo Sensi nell’aula del Senato durante il voto finale del disegno di legge sulla Riforma elettorale (Foto ANSA – Giuseppe Lami)

Meloni prova a blindare la legge elettorale. E di fronte ai suoi alleati in conferenza stampa fa capire che sulla riforma non ci sono vie di fuga. Il governo porrà la fiducia e, dunque, ci potrà essere a Montecitorio solo un voto segreto, quello finale.

Un voto pesante, nel quale, un eventuale inciampo porterebbe direttamente alla fine della legislatura, è la convinzione nel centrodestra. Il Parlamento, osserva la premier, ha fatto un buon lavoro e dunque, dopo le defezioni del voto sulle preferenze della prima lettura “per chiarezza” sarà messa la fiducia.

Un modo, forse, anche per mettere a tacere le voci e i dubbi circolati nelle ultime ore sull’ultimo miglio che lo Stabilicum deve percorrere a Montecitorio. Negli ultimi giorni, era trapelata, tra l’altro, una riflessione in corso da parte dell’esecutivo sull’utilizzo dello strumento della fiducia. Ragionamenti dettati proprio dalla considerazione che l’impatto di un piccolo incidente su un voto segreto su una singola norma è di certo inferiore rispetto a una caduta nel voto finale.

Meloni, però, che tesse le lodi del lavoro fatto sulla legge elettorale, così, non lascia scelta ai parlamentari di maggioranza. Mandando un messaggio netto agli eventuali franchi tiratori del voto segreto. La riforma, intanto, riparte in commissione a Montecitorio dove il timing prevede per martedì 22 la scadenza del termine per gli emendamenti e lavori serrati – eventualmente anche per il successivo weekend – per arrivare all’approdo in Aula slittato di un giorno al 29 settembre, in tempo, comunque per dar modo alla maggioranza di poter usufruire dei tempi contingentati a ottobre.

Resta, sul testo, il nodo della raccolta delle firme, sul quale le opposizioni continuano protestare mentre monta l’indiscrezione di una possibile modifica allo studio per andare poi alla quarta lettura al Senato, peraltro, ricorda qualcuno nella maggioranza, a quel punto con voto palese. Ma a sera Meloni fuga di fatto questa ipotesi spiegando che verrà posta la fiducia – che richiederà un complicato meccanismo visto che andrà posta su ognuno dei quattro articoli modificati al Senato. Poi il voto segreto finale nel quale, appunto, non ci si aspettano defezioni pena la fine della legislatura.

Un passo falso, comunque, a detta anche del vicepremier Antonio Tajani è difficile da prevedere. «È un periodo ipotetico dell’irrealtà il fatto che non passi», dice il leader di FI con i cronisti smentendo la possibilità di franchi tiratori: «perchè dovrebbero esserci?», osserva. La premier, del resto, è determinata a portare avanti la riforma. Questo – puntualizza Meloni – è un sistema per cui “è molto difficile che si faccia un governo con gente che ha tendenzialmente perso le elezioni per stare un annetto al governo.. questa è la dinamica principale per cui è molto meglio il sistema «che si sta proponendo». Un sistema che «consente ai cittadini di scegliere premier coalizioni, programma e parlamentari».

Non solo. Secondo i calcoli di FdI, che punta anche una fiche sulle divisioni del centrosinistra da qui alle prossime elezioni, senza Vannacci e con i collegi, il migliore esito possibile con ‘’attuale sistema, il Rosatellum, in termini di seggi, per la maggioranza è di poco più vantaggioso rispetto al peggiore esito che potrebbe avverarsi con lo Stabilicum.