Alle aziende pugliesi la Zes piace, tanto vero che nel primo scorcio del 2026 le autorizzazioni uniche rilasciate nell’ambito della Zona economica speciale (Zes) per il Mezzogiorno sono 107, di cui 34 in Puglia e una in Basilicata. Un dato che conferma il ritmo sostenuto di uno strumento diventato, nei fatti, il «termometro» dell’efficacia della Zes unica. «Il modello da cui partire» per attrarre investimenti, lo aveva definito a inizio anno la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. E i numeri sembrano darle ragione: la soglia simbolica delle mille autorizzazioni è stata superata già a dicembre 2025 e oggi il totale tocca quota 1.117.
Ma non è tutto rose e fiori. Ci sono state polemiche che hanno accompagnato l’allargamento della Zes a Marche e Umbria e il riassetto della governance con un’unica cabina di regia a Palazzo Chigi, presieduta dal sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra. Critiche e distinguo che nel complesso non hanno scalfito la traiettoria di crescita. «Il fattore decisivo è la semplificazione burocratica», spiega l’avvocato Giosy Romano, coordinatore della Struttura di Missione Zes. «Un meccanismo che consente all’imprenditore di ottenere il titolo autorizzativo in tempi rapidissimi e avviare l’attività. È un vero volano per gli investimenti».
I nodi critici riguardano la programmazione pluriennale e l’ammontare del credito d’imposta, l’agevolazione fiscale per le imprese che investono in beni strumentali nelle aree Zes. Partito con una copertura al 100% nel 2024, il beneficio si è attestato intorno al 70% nel 2025.
In Puglia le autorizzazioni uniche sono state 72 nel 2024, 204 nel 2025 e già 34 nelle prime settimane del 2026, per un totale di 310. Solo la Campania, con 459, ha fatto meglio nel complesso, mentre la Sicilia si ferma a 170. Ma restringendo lo sguardo al solo 2025, la Puglia ha guidato la classifica nazionale, segnale di un ecosistema produttivo capace di intercettare le opportunità offerte dalla Zes.
«Il tema della programmazione è superato – osserva Romano –: fino allo scorso anno il credito era tarato su dodici mesi, ma con l’ultima legge di bilancio è stato esteso a un triennio, fino al 2028, con una previsione di 4,4 miliardi». Quanto alla riduzione della copertura, «è vero che non si è più al 100%, ma il 70% non è poca cosa. E soprattutto è indicativo di un altro dato: nel 2024 sono stati realizzati investimenti per 11 miliardi di euro, ben oltre le aspettative».
Resta l’interrogativo su cosa accadrà se le autorizzazioni continueranno ad aumentare: il rischio è un’ulteriore limatura del credito. «Molte imprese richiedono l’autorizzazione unica senza accedere al credito d’imposta, perché considerano la semplificazione amministrativa un incentivo di valore superiore rispetto al beneficio economico, che pure resta rilevante». Intanto è stato firmato un protocollo con l’Associazione bancaria italiana per favorire linee di finanziamento dedicate alle imprese che investono in area Zes, e un accordo con la Banca d’Italia per monitorare gli impatti economici e occupazionali sul territorio.










