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La mossa di Vannacci insidia la Lega e Salvini sull’invio di armi a Kiev

Roberto Vannacci sfida Matteo Salvini. Indirettamente ma andando a colpo sicuro. Il cavallo di Troia scelto è un emendamento di due leghisti a lui molto vicini - Edoardo Ziello e Rossano Sasso - che chiede uno stop immediato alle armi inviate a Kiev. Un dietrofront nettissimo sul decreto Ucraina che la prossima settimana affronta l'aula…
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Roberto Vannacci sfida Matteo Salvini. Indirettamente ma andando a colpo sicuro. Il cavallo di Troia scelto è un emendamento di due leghisti a lui molto vicini – Edoardo Ziello e Rossano Sasso – che chiede uno stop immediato alle armi inviate a Kiev. Un dietrofront nettissimo sul decreto Ucraina che la prossima settimana affronta l’aula a Montecitorio.

Il tema di scontro

«Condivido l’emendamento», è il messaggio telegrafico dell’ex parà che martedì scorso ha lasciato la Lega. Nello strappo, ha perso i galloni da vicesegretario ma non rinuncia al seggio nel Parlamento europeo. Anzi, se lo tiene stretto. «Non mi dimetto da europarlamentare: i voti sono miei!», insiste sui social. La prima rivalsa di Vannacci è concreta e prevedibile. Punta a colpire quello che è stato a lungo il fianco debole del Carroccio ossia il sostegno all’Ucraina del presidente Zelensky.

Sono noti i malumori covati da mesi nel partito, ma poi sempre soffocati al momento del voto di ogni nuova proroga degli aiuti in Parlamento. Fino al 15 gennaio scorso quando proprio Ziello e Sasso certificano la distanza e, unici leghisti alla Camera, votano contro la risoluzione di maggioranza, mentre al Senato solo Claudio Borghi non partecipa al voto. Un testo su cui la Lega aveva puntato i piedi rispetto agli alleati togliendo l’espressione «aiuti militari» se non nelle premesse.

Nessuna sorpresa

La mossa di Vannacci non sorprende: è già nel j’accuse lanciato il giorno dopo l’addio. A Salvini e alla Lega imputa di aver tradito proprio sul sostegno a Kiev, «prono alla coalizione» e continuando a dire una cosa e votarne un’altra. La prova del nove è attesa la prossima settimana in Aula. Pesa l’emendamento dei due leghisti ribelli, che potrebbero seguire a breve il militare nella sua nuova creatura «Futuro Nazionale». Oppure mettersi nelle condizioni di farsi cacciare. Diplomaticamente il capogruppo Riccardo Molinari li invita a restare, ma ammette: «Presentare emendamenti contro la linea della maggioranza e del partito non è corretto».

Ai due leghisti, nella firma dell’emendamento, si associa Emanuele Pozzolo, ex meloniano e tra i primi a sostenere «Futuro nazionale». Insieme presentano anche un ordine del giorno che ribadisce l’interruzione degli aiuti militari, chiedendo al governo di dirottare quei fondi per le forze dell’ordine in Italia. Un’insistenza che alcuni big della Carroccio liquidano come una provocazione che – assicurano – non matterà a rischio né il partito né la coalizione. La Lega, insomma, da quanto filtra dai vertici, confermerà la linea avuta su Kiev finora, tenendo conto dell’attuale situazione del conflitto e della fase negoziale in corso. Ovviamente l’emendamento cadrebbe nel vuoto se il governo chiedesse il voto di fiducia.

Scelta che indirettamente aiuterebbe le opposizioni, mentre la non fiducia rischia di evidenziare le divisioni nel centrosinistra, in particolare i distinguo dei 5 Stelle e di Avs da sempre contrari all’invio di aiuti militari. Intanto Vannacci va dritto per la sua strada. Sui social continua il battage fatto di slogan come quello per dire che «la mia destra non è né estrema né nera. È vera».

Tranchant la replica di Salvini al generale: «Da uomo in divisa Vannacci mi aveva detto: avanti insieme. Poi è diventato: mi tengo il posto…». Per poi quantificare il peso elettorale del generale: «Vale meno di Renzi e Calenda».

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