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La morte di Fakir a Bologna: i nodi dell’inchiesta, le parole di Salvini e l’ipotesi del delirio iperattivo

La ricostruzione e gli aggiornamenti sulla tragica vicenda

La morte di Fakir a Bologna: i nodi dell’inchiesta, le parole di Salvini e l’ipotesi del delirio iperattivo
Abderrahim Fakir (Foto Ansa)

L’inchiesta sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto a Bologna dopo essere stato bloccato a terra e ammanettato in via Svevo, si muove su un terreno estremamente delicato. La Procura felsinea, guidata dal procuratore Paolo Guido e dal pm Domenico Ambrosino, ha aperto un procedimento nel registro delle annotazioni preliminari (il cosiddetto modello 45 bis) per chiarire circostanze e cause del decesso, iscrivendo gli atti in relazione a quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento.

Al momento non vi sono indagati formali, ma l’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo – noto per aver seguito le battaglie legali nei casi di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi – ha sollevato un’obiezione centrale sul piano della garanzia democratica: «Ho accettato l’incarico di avvocato della famiglia Fakir dai suoi parenti. Con questo caso spero di non rivedere un film già visto con Magrini e Aldrovandi. Ma le indagini sull’attuale vicenda, come la Cedu richiede, andrebbero fatte da un Corpo autonomo e non dallo stesso a cui appartengono le persone coinvolte». Così all’Ansa l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, invocando l’intervento di un corpo investigativo autonomo in linea con i requisiti della CEDU, affinché non siano gli appartenenti allo stesso corpo di polizia a indagare sulle persone coinvolte.

La dinamica dei fatti e la ricostruzione della Procura

Tutto ha avuto inizio quando i residenti hanno chiamato il 118 e le forze dell’ordine per segnalare un uomo in forte stato di escandescenza, che se la sarebbe presa con il conducente di un’auto in manovra nei pressi di un garage. I poliziotti intervenuti sul posto avrebbero segnalato sin dai primi istanti una “crisi psichiatrica”. La Procura ha tuttavia precisato che gli accertamenti dovranno tenere conto dell’intero sviluppo dei fatti, andando ben oltre la visuale ristretta del video circolato in rete ed esaminando l’azione combinata di operatori di polizia e personale sanitario. Dal canto suo, la Croce Rossa Italiana ha chiarito che il proprio equipaggio è intervenuto tempestivamente non appena terminate le operazioni degli agenti, avviando le manovre di rianimazione proseguite poi fino all’arrivo dell’automedica che ne ha dovuto constatare il decesso.

L’emergenza medica e il dibattito politico

Sul fronte clinico, la vicenda ha riacceso i riflettori su una problematica spesso sottovalutata: il cosiddetto «delirio iperattivo con agitazione severa». Il presidente della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu), Alessandro Riccardi, ha scritto ai ministri della Salute e dell’Interno per evidenziare come questa condizione rappresenti un’emergenza medica tempo-dipendente, la cui mortalità può toccare il trenta percento se non trattata tempestivamente con la sedazione. Secondo gli esperti, immobilizzare una persona in stato di forte alterazione mettendola in posizione prona e con le manette rischia di aggravare drasticamente il quadro metabolico e respiratorio.

Nel frattempo, il dibattito politico si è diviso tra la richiesta di rigore e chiarezza istituzionale: il vicepremier Matteo Salvini ha espresso vicinanza agli agenti e agli operatori sanitari invitando a evitare speculazioni e ricordando le difficoltà di convivenza nei quartieri complessi, ribadendo la fiducia nell’operato della magistratura per fare piena luce su una tragedia che ha spezzato una vita e scosso profondamente la comunità bolognese.