«Il tempo a nostra disposizione è davvero terminato. Sono estremamente preoccupato dallo scenario che si sta stagliando davanti ai nostri occhi: non perché tema il cambiamento del nostro modello economico, ma perché fino a oggi ne sono state sottovalutate le conseguenze». È un grido d’allarme netto e senza diplomazie quello lanciato dal sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, al termine della giornata di vertici a Palazzo Chigi con il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri competenti sul destino dell’ex Ilva.
Al centro del tavolo romano, il primo cittadino ha posto l’urgenza di blindare la tenuta sociale della comunità ionica di fronte alla transizione ecologica e produttiva: «Abbiamo affrontato il tema delle garanzie occupazionali con la ministra del Lavoro Marina Calderone, sia per il personale diretto che per l’indotto – ha precisato Bitetti –. Tra le priorità ci sono lo scivolamento pensionistico e, soprattutto, un’attenzione mirata e doverosa verso tutti i lavoratori che nel corso degli anni sono stati esposti all’amianto».
Sull’imminente pronunciamento della Corte d’Appello di Milano, chiamata a decidere sulla richiesta di sospensiva contro lo stop agli impianti dell’area a caldo entro il 28 ottobre, il sindaco resta pragmatico: «Ci sono due sole opzioni, il rigetto o l’accoglimento del ricorso. Questo verdetto inciderà sui tempi, ma la rotta è ormai tracciata: Taranto merita investimenti per generare economie alternative».
Tuttavia, restano aperti i nodi strutturali legati al futuro produttivo: «A che punto sono le gare per l’acquisizione degli impianti? Come intende investire l’esecutivo sull’area a freddo alla luce dei provvedimenti giudiziari? Tutto questo – ha sollecitato con forza Bitetti – deve confluire in un provvedimento organico: serve una vera e propria legge sulla “vertenza Taranto” con cronoprogrammi certi e un impegno chiaro della presidenza del Consiglio attraverso un tavolo interministeriale permanente. In caso contrario, vivremo settimane ancor più drammatiche di questa».
La beffa dello Iacovone: danni dopo i Giochi del Mediterraneo
Mentre a Roma si discuteva del futuro economico della provincia, sul territorio è scoppiato un altro caso che lascia amarezza. Lo stadio comunale Erasmo Iacovone, fresco di ristrutturazione e restyling proprio per ospitare le gare dei Giochi del Mediterraneo appena conclusi, è rimasto pesantemente danneggiato al termine delle operazioni di smontaggio degli allestimenti della cerimonia di chiusura.
Il transito e la movimentazione delle strutture pesanti e dei palchi utilizzati per lo spettacolo conclusivo hanno causato gravi lesioni al manto erboso appena posato, la rottura di porzioni dell’impianto di irrigazione sotterraneo e il cedimento dei pozzetti di drenaggio e dei collegamenti elettrici.
Per fronteggiare l’accaduto, il Comitato Organizzatore dei Giochi ha varato un piano d’urgenza: entro due o tre giorni i lavori di ripristino verranno affidati a una ditta specializzata con il mandato di riconsegnare il campo in perfette condizioni entro i successivi dieci giorni. Nessun onere graverà sulle casse pubbliche: l’intera spesa delle riparazioni sarà addebitata alla società G2 Eventi, incaricata dell’allestimento dello spettacolo finale, mediante trattenuta diretta a saldo sulle somme residue ancora spettanti all’azienda.
