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Una funivia su Gerusalemme Est: il controverso progetto che fa tremare il quartiere di palestinese di Silwan

Annunciata nel 2017 dal premier Netanyahu e a lungo congelata, l’opera è rilanciata dall’Autorità per lo sviluppo di Gerusalemme

Una funivia su Gerusalemme Est: il controverso progetto che fa tremare il quartiere di palestinese di Silwan
epa12312602 A view of the West Bank settlement of Ma’ale Adumim in the background, between Jerusalem and the Dead Sea, on 20 August 2025. The Israeli Civil Administration’s Settlement Subcommittee approved the promotion of the E1 plan in Ma’ale Adumim, which includes approximately 3,400 new housing units and the establishment of a new settlement in Ashahel. The plan also includes 342 housing units alongside public buildings and infrastructure. EPA/ATEF SAFADI

Un’infrastruttura lunga 1,4 chilometri, capace di trasportare fino a 3.000 passeggeri all’ora grazie a 15 imponenti piloni alti fino a 26 metri. È il controverso progetto della funivia destinata a collegare Gerusalemme Ovest a un maxi complesso turistico a Gerusalemme Est. L’impianto sorvolerà luoghi simbolici come il Monte Sion, il Monte degli Ulivi e il Giardino del Getsemani, per terminare la sua corsa nel quartiere palestinese di Silwan, all’ingresso del sito archeologico della Città di David. Annunciata nel 2017 dal premier Netanyahu e a lungo congelata, l’opera è stata rilanciata negli ultimi mesi dall’Autorità per lo sviluppo di Gerusalemme. Secondo l’ONG israeliana Emek Shaveh, la funivia non risponde a una vera esigenza di trasporto, ma punta a deviare i flussi turistici dagli accessi storici della Città Vecchia per consolidare il controllo dei coloni ed emarginare la popolazione locale. Gerusalemme Est è infatti considerata territorio occupato dal diritto internazionale dopo la guerra del 1967.

L’impatto sul territorio è drammatico per i residenti. A Wadi al-Rababa, nel quartiere di Silwan, la casa di Shadi appartiene alla sua famiglia da generazioni. Oggi, a causa dei piloni da installare sul suo terreno, l’area gli è stata confiscata e ha ricevuto un ordine di demolizione. Come lui, oltre 60 palestinesi rischiano di perdere la propria abitazione. L’opera ha sollevato dure proteste internazionali da parte di archeologi e architetti, che accusano il governo di voler stravolgere il paesaggio storico della città. Molte aziende estere coinvolte nella progettazione tecnica si sono ritirate nel tempo: dopo le società francese CNA e svizzera Histec, anche l’italiana Ropes S.r.l. di Bolzano ha confermato di aver abbandonato la consulenza. Nonostante i ricorsi respinti e le minacce di demolizione, gli abitanti di Silwan promettono di non arrendersi: “Resteremo sulla nostra terra”.