Beatrice Venezi rompe il silenzio dopo la nota con cui la Fondazione Teatro La Fenice ha annunciato l’annullamento di tutte le collaborazioni future. La direttrice d’orchestra, in una dichiarazione, afferma di «prendere atto della dichiarazione del sovrintendente Nicola Colabianchi e della decisione della Fondazione», sottolineando però che la scelta «andrà comunque chiarita nelle motivazioni» e che sarà necessario «rispondere in modo opportuno». Venezi precisa inoltre di aver appreso la decisione «ieri da Ansa» e solo in un secondo momento di aver ricevuto una lettera formale di risoluzione della nomina. «Mi astengo da ogni commento sull’eleganza della forma», aggiunge, lasciando intendere irritazione per la gestione del caso.
Nel suo intervento la Maestra respinge le accuse e rilancia: «Mai sono mancata e mai mancherò di rispetto ai lavoratori di nessun teatro», denunciando però di essere stata per mesi bersaglio di una campagna ostile. Secondo Venezi, negli ultimi otto mesi alcuni lavoratori della Fenice l’avrebbero «costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata» su social, giornali e tv «in Italia e in tutto il mondo», con l’obiettivo di danneggiare la sua immagine e la carriera.
Parole che arrivano mentre la rappresentanza sindacale unitaria del teatro segnala un clima avvelenato: la Rsu denuncia «valanghe di insulti e minacce, anche di morte» rivolte ai lavoratori, soprattutto sui social, annunciando il ricorso agli uffici legali. I rappresentanti precisano di non aver «mai offeso o calunniato» Venezi e rivendicano che la loro iniziativa, durata sette mesi, fosse legata solo al ripristino di prassi consolidate.
La vicenda intanto rimbalza oltreconfine. Il quotidiano francese Le Figaro scrive che Giorgia Meloni «ha colto la prima occasione per mollare» la direttrice, definita «star di Fratelli d’Italia» e descrivendo una carriera in cui «la politica non è mai lontana».










