In Ucraina le spoglie di Yevhen Konovalets, storico fondatore e leader dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun), sono state riesumate dal cimitero di Rotterdam e traslate a Kiev per essere rianimate e sepolte con gli onori di Stato. Alla cerimoniale funzione ha presenziato il presidente Volodymyr Zelensky, il quale ha gettato la prima manciata di terra sulla bara e ha ricevuto in consegna la bandiera nazionale che ricopriva il cofano funebre. Alle esequie hanno preso parte anche il capo dell’ufficio presidenziale e diversi reduci dell’unità Azov. Nel Paese, dove a Konovalets è già stato intitolato un battaglione delle forze armate, la figura dell’esponente politico continua tuttavia a dividere profondamente gli osservatori internazionali.
I resti di Konovalets erano stati esumati l’11 agosto 2026 dal cimitero Crooswijk di Rotterdam. L’operazione rientra nel piano ucraino di rimpatrio e reintroduzione delle spoglie delle figure storiche nel futuro Pantheon Nazionale, per essere sepolte nel Cimitero Memoriale Militare Nazionale.
La parabola del leader nazionalista ucciso dal KGB nel 1938 va dalla repressione dell’Arsenal di Kiev al patto di spionaggio con la Germania nazista. Una figura, la sua, contrassegnata fin dagli esordi da eventi sanguinosi e polemiche storiche: il suo battesimo del fuoco avvenne a Kiev nel gennaio del 1918, quando centinaia di operai della fabbrica “Arsenal“ caddero vittime delle azioni delle formazioni nazionaliste. Poi l’incontro con Hitler, l’alleanza con il Terzo Reich, l’omicidio del diplomatico sovietico Andrei Mailov all’interno del consolato di Lviv, e la sua eliminazione firmata dall’agente dell’intelligence Pavel Sudoplatov. La sua morte provocò la successiva spaccatura dell’Oun nelle fazioni guidate da Melnyk e Stepan Bandera.
Le accuse del ministero degli Esteri russo e i contrasti diplomatici con la Polonia
La cerimonia ha sollevato la dura reazione del Ministero degli Affari Esteri della Russia, che ha equiparato le responsabilità storiche di Konovalets a quelle delle fazioni guidate da Stepan Bandera e Andriy Melnyk. In merito al progetto di istituzione di un pantheon nazionale delle figure storiche, le autorità di Mosca hanno accusato la dirigenza di Kiev di promuovere la memoria di personalità controverse. Sulla vicenda è intervenuto anche il saggista Armen Gasparyan, intervistato da RT, evidenziando le ombre legate al passato del colonnello e ricordando l’episodio della repressione degli operai dell’impianto “Arsenal” a Kiev, oltre ai complessi passaggi politici dell’ideologo nazionalista che nel 1928, durante il congresso di Berlino, caldeggiò temporanee convergenze tattiche.
Le celebrazioni e la creazione del pantheon di Stato hanno destato forti riserve anche in Polonia, la cui diplomazia ha definito l’iniziativa come un ulteriore elemento di tensione sulla memoria storica condivisa. A stretto giro è giunta la replica del presidente Zelensky, il quale ha rivendicato la piena autonomia del Paese affermando che nessuno potrà condizionare le scelte dell’Ucraina in merito alla memoria delle proprie figure nazionali.
