A marzo la crescita su base annua dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”, ovvero dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona, è pari a +2,2% (da +2,0% di febbraio). Lo indica l’Istat diffondendo le stime preliminari sui prezzi al consumo. Nello stesso mese l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, mostra un rallentamento (da +2,4% a +1,9%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +2,5% a +2,1%).
«L’effetto Iran sull’inflazione in Italia è ancora contenuto, ma si registra a marzo una forte accelerazione per i prezzi dell’energia che rappresenta un segnale preoccupante per le famiglie italiane». Lo afferma il Codacons, commentando i dati diffusi dall’Istat. «Con un tasso di inflazione medio del +1,7% la spesa della famiglia ‘tipo’ sale, a parità di consumi, di 562 euro su base annua, mentre un nucleo con due figli spende 776 euro in più», calcola il Codacons, evidenziando che il comparto degli alimentari «ha risentito a marzo dei rincari dei carburanti con i prezzi al dettaglio di cibi e bevande che salgono del 2,7% su anno, portando la spesa alimentare di una famiglia con due figli a rincarare di 250 euro su base annua».
Tuttavia, prosegue, «a destare preoccupazione è l’andamento dei prezzi dei beni energetici, con quelli regolamentati che in un solo mese registrano un aumento del +8,9%, mentre quelli non regolamentati salgono del +4,6% su febbraio, come conseguenza dell’impennata delle quotazioni energetiche causata dalla crisi in Medio Oriente. E su tale situazione incombe la scadenza del taglio alle accise disposto dal governo: il prossimo 7 aprile – ricorda il Codacons – terminerà lo sconto da 24,4 centesimi di euro sui carburanti scattato lo scorso 19 marzo. Una misura che deve essere prorogata perché, in assenza di interventi, il gasolio al self supererà con effetto immediato quota 2,3 euro al litro, determinando una ulteriore stangata sulla spesa per i rifornimenti e sui prezzi al dettaglio dei prodotti trasportati».
L’inflazione a marzo sale all’1,7%
Sale l’inflazione a marzo: secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5% su base mensile e del +1,7% su base annua (da +1,5% nel mese precedente). La risalita è “dovuta soprattutto all’accelerazione dei prezzi nel settore energetico (-2,3% da -6,6%)” e “degli Alimentari non lavorati (+4,4% da +3,7%), mentre un effetto di contenimento si deve al rallentamento dei prezzi di alcune tipologie di servizi, in particolare quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0% da +4,9%)”, scrive l’Istat.
L’andamento dell’inflazione a marzo su base annua, indica l’Istat, risente prevalentemente della netta risalita dei prezzi degli Energetici – regolamentati (da -11,6% a -1,3%) e non (da -6,2% a -2,4%) – e dell’accelerazione di quelli degli Alimentari non lavorati (da +3,7% a +4,4%); in rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,9% a +3,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,8% a +2,4%) e dei Servizi relativi all’abitazione (da +4,5% a +4,2%). I prezzi dei beni registrano una sensibile accelerazione su base annua (da -0,1 a +0,7%), mentre i prezzi dei servizi diminuiscono il loro ritmo di crescita (da +3,6% a +2,8%).
Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni, dunque, diminuisce, passando da +3,8 punti percentuali a +2,1 punti. Su base mensile, l’indice generale risente principalmente dell’aumento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (+8,9%) e non (+4,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,7%) e degli Alimentari non lavorati (+0,4%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%). Inoltre, sempre in base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra una variazione pari a +1,6% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali di cui il Nic non tiene conto, e a +1,5% su base annua (stabile rispetto al mese precedente).










