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Scontri a Milano, interrogato in carcere Youssef Siher: la Procura insiste per la custodia cautelare

La gip deciderà entro domani sulla misura restrittiva chiesta dall’accusa per il fondatore dei canali social

Scontri a Milano, interrogato in carcere Youssef Siher: la Procura insiste per la custodia cautelare
(Foto Ansa)

Nel carcere milanese di San Vittore si è tenuto l’interrogatorio di garanzia per Youssef Siher, il 30enne ricercato e fermato con la pesante accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dalla violenza organizzata durante le manifestazioni pubbliche: l’indagato, difeso dall’avvocata Yasmina Abu Sharar e ritenuto dagli inquirenti l’amministratore occulto dei canali social del Movimento 17 ottobre, attende ora la decisione della gip Tiziana Landoni in merito alla convalida del fermo e alla richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dai pubblici ministeri Marcello Viola e Francesca Crupi.

L’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura di Milano delinea un quadro di estrema gravità, fondato su esigenze cautelari che comprendono sia il concreto pericolo di fuga sia l’alto rischio di reiterazione del reato: secondo i magistrati, i messaggi diffusi sulle piattaforme telematiche configuravano una vera e propria «dichiarazione di guerra», ideata con l’obiettivo deliberato di incutere profondo timore nella popolazione e destabilizzare l’ordinario corso della vita civile attraverso un progetto eversivo mirato alla rivolta contro l’attuale governo.

Gli investigatori hanno evidenziato come l’indagato possieda una padronanza avanzata degli strumenti digitali, tale da consentirgli di sviluppare una strategia rivoluzionaria basata sulla redazione di comunicati capaci di mobilitare istantaneamente migliaia di persone nelle piazze: i contenuti pubblicati su Instagram e all’interno del gruppo Telegram, frequentato da oltre 11mila utenti, avrebbero fornito le direttive per alimentare la guerriglia urbana esplosa in pieno centro nel capoluogo lombardo.

Da qui discende la ferma richiesta avanzata dall’accusa per il mantenimento della misura detentiva: senza il carcere, il giovane potrebbe sfruttare il proprio elevato background culturale e la fitta rete di contatti relazionali per sottrarsi alla giustizia fuggendo all’estero o per continuare a incitare alla sovversione; la giudice disporrà la propria decisione definitiva entro i termini stabiliti dalla legge.