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Inchiesta Ranucci-Lavitola, Giovanni Minoli: «Io sentirei Paolo Mieli come persona informata sui fatti»

L’ideatore del format di Rai3 intervistato da Il Giornale: «Colpito dai rapporti con l’ex direttore del CorSera. Se Ranucci sapesse? Inverosimile»

Inchiesta Ranucci-Lavitola, Giovanni Minoli: «Io sentirei Paolo Mieli come persona informata sui fatti»
(Foto Ansa)

A margine dei più recenti risvolti giudiziari che vedono coinvolti Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, arriva anche la presa di posizione di Giovanni Minoli, 81enne decano del giornalismo televisivo italiano che nel 1994 diede vita alla celebre trasmissione d’inchiesta Report – originariamente battezzata “Professione Reporter” – accogliendo e sviluppando insieme ad Aldo Bruno l’intuizione di Milena Gabanelli sull’impiego delle telecamere portatili per un’informazione d’assalto dinamica ed essenziale. In un’ampia intervista concessa alla giornalista Hoara Borselli sulle pagine de Il Giornale, il conduttore esamina criticamente la vicenda, sollevando interrogativi sia sul metodo di lavoro della redazione sia sulle responsabilità della governance della tv di Stato.

L’affondo sulle frequentazioni di Paolo Mieli e il giudizio sulla gestione della tv pubblica

Analizzando la nascita della storica trasmissione e la piega assunta dall’attuale inchiesta, l’ideatore del format evoca un aneddoto legato alle origini del programma: «Se posso essere un po’ volgare racconterò di quando insieme a Milena Gabanelli inventammo Report ed evocammo un vecchio detto popolare da osteria, che dice così: “Gira gira, il siluro torna in culo a chi lo tira”. Certo, non è una espressione elegante, ma rende molto bene l’idea». Minoli concentra quindi la propria attenzione sui contatti emersi tra l’ex direttore del quotidiano milanese Paolo Mieli e lo stesso Lavitola, ravvisando l’opportunità di un approfondimento da parte degli inquirenti: «Se io fossi uno dei magistrati che stanno indagando sul caso interrogherei Paolo Mieli. Sì, come persona informata sui fatti. Data la sua conclamata serietà e onestà e credibilità, forse potrebbe raccontare qualcosa di nuovo e di inedito. Il fatto che il più grande, serio, credibile maestro di giornalismo italiano frequentasse abitualmente uno come Lavitola, e si facesse riaccompagnare a casa tutte le sere in macchina da Lavitola chiacchierando del più e del meno… cioè, immagino, un po’ di tutto, è una cosa che mi colpisce».

Sull’eventuale consapevolezza da parte di Ranucci in merito alle intenzioni dell’interlocutore – considerato dalla magistratura il mandante dell’attentato -, il giornalista adotta un approccio cauto pur sottolineando un cambio di passo nella valutazione etica del caso: «Ovviamente io penso che non sia verosimile. Ma per sostenere che Ranucci sapesse occorrono delle prove. Io queste prove non le ho. Quindi non posso affermarlo. […] Qualunque persona avesse una frequentazione sbagliata, anche senza che avesse commesso alcun reato, veniva messo alla gogna da Report. In questo caso? Il giudizio che Ranucci dà su se stesso non è espresso con lo stesso metodo. Quattro pesi e una misura sola». Il fondatore del format pone poi una riflessione sull’imparzialità degli organi giudiziari: «Mi chiedo se fra i magistrati che indagano su Lavitola ce ne sia qualcuno di quel folto gruppo che recentemente all’assemblea dell’Anm scattò in piedi e tributò un applauso infinito a Sigfrido Ranucci. Se c’è, qualche domanda se la farà?». Liquidando infine le indiscrezioni sui rilevamenti demoscopici relativi a una possibile discesa in politica del conduttore – «I sondaggi servono per non capire niente. Non ci prendono mai» -, Minoli sposta il baricentro della questione sulla dirigenza della tv di Stato: «Io non credo che sia un problema suo; credo che sia un problema del vertice della Rai. Prima però dobbiamo capire se c’è un vertice o non c’è un vertice. Bisogna capire chi comanda in Rai. E qual è la professionalità di chi comanda, qual è l’etica, la capacità manageriale e soprattutto la cultura. Non è Ranucci che deve decidere. Lui è l’oggetto della decisione».