In Italia sono 5,4 milioni le persone in povertà assoluta che non riescono a sostenere spese per beni e servizi essenziali. Una condizione che non risparmia nemmeno chi lavora, con un’incidenza che arriva al 14,3% tra gli operai, segnando una percentuale che è quasi il doppio rispetto alla media degli occupati. È l’Istat a evidenziare i dettagli di un Paese in cui, nel 2025, ci sono più di 2,1 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta. La situazione è critica soprattutto per quelle più numerose e anche per chi ha meno titoli di studio, oltre a coinvolgere pesantemente le famiglie di operai. Guardando al numero complessivo di occupati, la povertà scende dal 7,9% al 7,7% e cala dall’8,7% all’8,5% anche tra i dipendenti. La percentuale supera invece il 14% se la persona di riferimento, cioè quella presa come riferimento per descrivere il nucleo familiare, è inquadrata come operaio. Seppur in calo rispetto al 15,6% registrato nel 2024. Più in generale, in termini percentuali l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie risulta pari all’8,0%, in lieve calo rispetto al 2024 (8,4%), e tra le persone al 9,3%. Variazioni che però, come sottolinea l’Istat, non rappresentano necessariamente un cambiamento effettivo. Secondo l’Unione nazionale consumatori si tratta comunque di «numeri da Terzo Mondo, indegni di un Paese civile».
Disuguaglianze geografiche
Le disuguaglianze continuano ad emergere anche dal punto di vista territoriale. Nel Mezzogiorno l’incidenza della povertà assoluta passa dal 10,5% al 9,6%, ma il numero di famiglie povere resta elevato, pari a 813mila. Inoltre, tra i nuclei familiari classificati come assolutamente poveri il 38,6% risiede nel Mezzogiorno, rispetto al 39,8% nel 2024. Al Nord la percentuale si attesta al 45,3% mentre al Centro è al 16,1%.
Resta allarmante la situazione che coinvolge bambini e ragazzi, nonostante alcuni segnali di miglioramento. Per la classe di età tra i 7 e i 13 anni l’incidenza passa dal 14,9% al 12,1%, ma la povertà assoluta coinvolge oltre 1 milione 136mila minori. Anche in questo caso si conferma l’associazione tra diffusione della povertà assoluta e condizione lavorativa della persona di riferimento all’interno del nucleo familiare. Tra le famiglie di occupati con minori, l’incidenza più elevata si rileva se la persona di riferimento è un operaio (15,5%), seguite da quelle con la persona di riferimento inquadrata come «altro indipendente» (10,5%). L’incidenza si conferma più alta tra le famiglie numerose. Raggiunge infatti il 19,2% tra quelle con cinque o più componenti e il 10,5% tra quelle con quattro. A fare la differenza è anche il titolo di studio.
«I dati sulla povertà appaiono già superati – ha detto il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso -. Per questo chiediamo al governo di correre ai ripari, soprattutto evitando la nuova stangata bollette, adottando misure di contrasto a partire da un taglio dell’Iva e degli oneri di sistema in bolletta».
