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Immigrazione e asilo, “sì” del Cdm al nuovo decreto legge: Piantedosi esulta

Cambiano le procedure alle frontiere, introdotto un fermo che può durare fino a 72 ore. Il ministro: «Una rivoluzione copernicana»

Immigrazione e asilo, “sì” del Cdm al nuovo decreto legge: Piantedosi esulta

Un pacchetto di norme per dare immediata attuazione al Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo che entrerà in vigore il 12 giugno. Il Consiglio dei ministri dà il via libera a un nuovo decreto legge sull’immigrazione che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi definisce una «rivoluzione copernicana».

Un intervento, assicura, che «non depotenzia gli altri cantieri» a partire dal disegno di legge «che viaggia» in Parlamento e contiene una serie di misure come «la disciplina del trattenimento nei Cpr» e «il cosiddetto blocco navale». Il provvedimento approvato ieri consente di mettere a terra in particolare il meccanismo delle procedure accelerate per valutare le domande «entro un massimo di 12 settimane». «Per conciliare la possibilità di fare accesso al sistema di asilo, ma nello stesso tempo con un maggior rigore nei tempi dei controlli, è stato previsto che si possano fare alla frontiera le cosiddette procedure accelerate» ha spiegato Piantedosi.

Sono state definite le categorie di richiedenti a cui «poter applicare le procedure obbligatorie di frontiera» ossia «soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale oppure che provengono da Paesi che presentano un tasso di accoglimento delle domande inferiore al 20% o che abbiano presentato informazioni o documenti falsi». In questi casi c’è «la possibilità di inviarli in luoghi sul territorio nazionale di provvisoria accoglienza e dimora dove l’interessato deve farsi trovare reperibile per le 12 settimane di espletamento delle procedure. Alla violazione della quale poi scattano delle considerazioni che le regole europee impongono» ha avvertito il ministro.

L’Italia dovrà esaminare con procedura di frontiera, nel primo anno fino a 16.032 domande. Previsto anche un fermo alla frontiera per un massimo di 72 ore per effettuare accertamenti sull’identità e la pericolosità dello stesso. «Discipliniamo la possibilità che il primo trattenimento per il primo screening possa avvenire per 72 ore presso i luoghi di primo ingresso sul territorio nazionale previa convalida dell’autorità giudiziaria – ha affermato Piantedosi -. Una effettiva limitazione della libertà di circolazione ma finalizzata a ricostruire una prima identità delle persone».