SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

L’altra faccia del successo, il veleno è nella polemica: da Milly Carlucci a Garlasco, nemmeno Sal Da Vinci si salva

È impressionante come la polemica e le stoccate fine a se stesse vadano di moda. E non parlo della politica, dove la polemica è il sale della vita, anche se -al dunque -sono in pochi a sapere quanto costa un litro di latte. D’altra parte, come diceva lo scrittore inglese William Hazlitt, «quando una cosa…
l'edicola

È impressionante come la polemica e le stoccate fine a se stesse vadano di moda. E non parlo della politica, dove la polemica è il sale della vita, anche se -al dunque -sono in pochi a sapere quanto costa un litro di latte.

D’altra parte, come diceva lo scrittore inglese William Hazlitt, «quando una cosa cessa di essere oggetto di controversia cessa di essere un argomento di interesse».

Carlucci nella bufera

E sembra impossibile, ma anche un personaggio al di sopra delle parti come Milly Carlucci, che sembra nata per essere una signora assoluta tra sorrisi e buone maniere e «grazie di essere venuto con noi», prima con «Ballando con le stelle» e i duelli tra giuria e concorrenti (avete presente gli scontri tra Barbara d’Urso e Selvaggia Lucarelli?), e ora con «Canzonissima», su Raiuno dal 23 marzo, una delle trasmissioni canoniche della tradizione Rai, si ritrova al centro delle polemiche. Pare infatti che nessuno dei cantanti abbia avuto voglia di salire su un palco per farsi giudicare e magari uscirne sconfitto: «Non siamo carne da macello», avrebbero risposto in molti anche se poi (ovviamente non ha influito il cachet, dicono) qualcuno ci ha ripensato.

Cocciante senza paura

Per fortuna, al fianco di Carlucci è sceso in campo Riccardo Cocciante, un artista che non teme polemiche. E ha sottolineato: «Quando sono arrivato in Italia da giovane ho imparato l’italiano, perché prima parlavo solo francese e ho conosciuto la tradizione della canzone italiana proprio grazie a «Canzonissima», una trasmissione cui sono molto affezionato. Ora che Milly mi ha chiamato, ne sono perfino lusingato». Dietro di lui si sarebbero allineati, tra ripensamenti e incertezze dell’ultima ora, anche Malika Ayane, Patty Pravo, Fabrizio Moro, Nina Zilli tutti al momento ancora senza conferme, e forse, colpo da maestra, Massimo Ranieri.

Fo e la Rame silenziati

D’altra parte la polemica è insita nella storia di «Canzonissima»: l’edizione del 1962 fu tra le più burrascose perché Dario Fo e Franca Rame, andarono sì in onda, ma si zittirono completamente perché si erano sentiti censurati.

La causa dell’abbandono fu l’ennesima operazione di censura sui testi: Fo avrebbe parlato in uno sketch di un costruttore edile che si rifiutava di dotare la propria azienda delle misure di sicurezza necessarie e, per i vertici Rai dell’epoca, era una provocazione troppo forte.

Capite perché nel 1997 Fo ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura? Nel 1962 aveva centrato un problema gravissimo che ancora oggi esiste in Italia: le morti bianche dovute alla mancata applicazione delle misure di sicurezza previste dalla legge.

Perfino sull’amore si litiga

Perfino le storie d’amore finiscono al centro delle polemiche e i social non fanno che infiammare la discussione.

È il caso di Ilary Blasi che dal 17 marzo torna in Tv alla guida del «Grande Fratello».

Ha pubblicato delle foto a Parigi con il fidanzato Bastian Muller, mentre lui le dona un bellissimo solitario come pegno d’amore per un prossimo matrimonio. «Ma quale fidanzamento? Lei è ancora sposata», ha scritto qualcuno.

In realtà il 21 marzo ci sarà l’udienza che dovrebbe sancire il divorzio da Francesco Totti, probabilmente anche lui sulla via del matrimonio con la compagna Noemi Bocchi.

Perfino sui soldi si discute

Non solo. Quando uscì la notizia della storia tra Ilary e Bastian, si disse che lui fosse figlio di un imprenditore tedesco. Subito qualcuno andò a scavare nel suo passato, scoprendo con presunto scandalo che forse non era così ricco.

Si polemizzò perfino sul fatto che avesse lavorato come maggiordomo a Saint Moritz: come se fosse una colpa non appartenere a una famiglia miliardaria. In Germania, del resto, è consuetudine che anche i «figli di…» si diano da fare prima di entrare nell’azienda di famiglia.

Pure Ventura nel ciclone

Ci fu invece una certa polemica, poi rinfocolata dal libro («L’uragano. Fulmini e saette»), firmato dal suo ex agente Lucio Presta quando Simona Ventura ha deciso di abbandonare «Citofonare Rai 2», la fortunata trasmissione del week-end su Raidue ideata da Paola Perego.

Fu proprio Perego a volere Ventura, che era entrata in un momento non facilissimo della sua carriera e attraverso quella partecipazione aveva avuto modo di rilanciare la sua professionalità ineccepibile di conduttrice televisiva.

Presta, che come agente è sempre molto generoso con i suoi assistiti, ma anche molto suscettibile se questi poi lo abbandonano, ha scritto di questo nel suo libro.

Ovviamente Paola, che è una moglie presente e più che innamorata di Lucio, preferisce non parlare di Simona. Il che la dice lunga sul suo pensiero silente.

Paola Barale

Parlo invece molto volentieri di Paola Barale: anche lei un personaggio che conosce molto bene la navigazione delle polemiche, anche se per sua natura ne farebbe volentieri a meno. Sarà proprio lei a sostituire Ventura in «Citofonare Rai 2» e sono certo che sarà un’ottima accoppiata.

arale in passato si è dovuta anche difendere da una serie di accuse che la volevano assolutamente più orientata verso le donne che verso i fidanzati. «Sono stata l’unica a dover fare un outing al contrario, sottolineando che ero assolutamente eterosessuale, perché una valanga di pettegolezzi mi voleva del tutto diversa da quello che sono».

Paola, eterna ragazza meravigliosa e di una classe innata, ha imparato a fregarsene di certe scemenze e, d’altra parte, fregarsene pare sia l’unico modo per evitare di cadere nel veleno della polemica.

La cronaca nera non si salva

Le polemiche infiammano perfino i dibattiti televisivi su casi di cronaca nera e i polemisti attaccano chi non la pensa come loro anche se il loro storico li pone in una condizione di assoluta superiorità, come nel caso di certi avvocati difensori che vanno a parlare dei loro clienti, a loro dire, ovviamente innocenti.

Perfino una professionista straordinaria come Giada Bocellari è stata al centro di polemiche e duramente attaccata e ci vuole un certo coraggio per attaccare una professionista così attenta.

Giada, insieme all’avvocato Antonio De Rensis, difende Alberto Stasi, che, al di là del pensiero di un innocentista o di un colpevolista, palesemente non merita di essere in carcere condannato «oltre ogni ragionevole dubbio», come prevede la nostra Costituzione.

Ho avuto la fortuna di conoscere Bocellari e sono rimasto veramente impressionato dalle sue osservazioni e dalla sua preoccupazione che forse in Italia la legge potrebbe non essere uguale per tutti, un pensiero che fa tremare i polsi.

Le sue capacità sono a volte state messe in dubbio nel gioco – parola orrenda visto che stiamo parlando di una povera ragazza massacrata come Chiara Poggi – eppure le qualità di Bocellari sono state riconosciute perfino dall’Istituto di Scienze Forensi, dove al termine di una recente lectio magistralis le è stato conferito il master honoris causa in Scienze Forensi e Investigazioni Criminali. E pensare che non era così determinata a intraprendere quella carriera, dove si è poi rivelata una numero uno.

Almeno tifiamo per Sal

Tornando a temi un po’ più leggeri, ora il dibattito polemico è tracimato anche sul vincitore del Festival di Sanremo, Sal Da Vinci, con «Per sempre sì». La canzone aveva incantato già di per sé la platea e, nonostante l’abituale tendenza allo snobismo, aveva conquistato persino buona parte della sala stampa, ma ora gli esperti dicono: «È stato un errore far vincere Da Vinci perché all’Eurovision quella è una canzone che non può avere successo». Ma una cosa è certa: all’Eurovision si va più che come concorrenti come rappresentanti della propria nazione. D’altra parte, anche se Vinci non dovesse vincere, noi in quella competizione come italiani siamo più che abituati a perdere: siamo arrivati primi solo tre volte.

«Con Sal Da Vinci ci sarà un tracollo», scrive qualcuno, «è stato un errore far vincere a Sanremo Sal Da Vinci perché la sua canzone è troppo napoletana».

Peccato che proprio la canzone napoletana sia alla base della musica leggera italiana e di fronte a questi polemisti si può solo consigliare quel «chi se ne frega» di cui scrivevo qui sopra.

CORRELATI

Cultura e Spettacoli, Italia","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[488913,488769,488737],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!