Mercoledì 21 Ottobre 2026 🌤️ 22°C
Home » L’Edicola per l’Italia » Il Cremlino vende l’oro come nel 1998: la mossa disperata per evitare il crack finanziario

Il Cremlino vende l’oro come nel 1998: la mossa disperata per evitare il crack finanziario

L’obiettivo primario è coprire un deficit di bilancio che quest’anno rischia di toccare la cifra record di 7.300 miliardi di rubli

Il Cremlino vende l’oro come nel 1998: la mossa disperata per evitare il crack finanziario

Per sostenere lo sforzo bellico in Ucraina e tamponare una situazione economica sempre più compromessa, Vladimir Putin ha iniziato a intaccare il «tesoro» della Russia. Secondo quanto riportato dal Moscow Times, la Banca Centrale russa ha venduto oro dalle riserve statali per dieci mesi consecutivi. L’obiettivo primario è coprire un deficit di bilancio che quest’anno rischia di toccare la cifra record di 7.300 miliardi di rubli (circa 81,1 miliardi di dollari), una somma doppia rispetto alle proiezioni iniziali.

I dati ufficiali di settembre attestano che le riserve sono calate di ulteriori 6,2 tonnellate metriche, scendendo a 72,8 milioni di once troy: si tratta del livello più basso registrato dalla fine del 2019. Da dicembre a oggi sono state liquidate oltre 62 tonnellate di lingotti. Per ritrovare un ritmo di vendite così serrato bisogna risalire al drammatico default del 1998, ma l’impatto attuale rischia di superare persino quello storico precedente.

La mossa segna un’inversione di rotta radicale rispetto agli ultimi due decenni, durante i quali Mosca aveva quintuplicato le scorte auree fino a costruire la quinta riserva al mondo. Tuttavia, il calo dei proventi da petrolio e gas e l’impennata della spesa militare — che ha superato gli stanziamenti per il welfare — hanno prosciugato le risorse ordinarie. Come evidenziano gli analisti finanziari, il Cremlino sta approfittando dei quotati prezzi internazionali del metallo prezioso per iniettare liquidità in valuta estera e colmare i buchi del Fondo Nazionale di Ricchezza. Senza più margini di manovra, la Banca Centrale si trova costretta a smantellare le proprie garanzie strategiche, vendendo lingotti e yuan pur di alimentare la macchina da guerra.