Raddoppia la mobilitazione di protesta nel capoluogo pugliese in vista di sabato 24 ottobre. Saranno due le piazze animate da studenti, lavoratori precari e cittadini contro il caro vita e le politiche governative. Dalle organizzazioni universitarie arriva però una rassicurazione netta: non ci sarà alcuna replica delle tensioni urbane registrate la scorsa settimana a Milano.
Il primo appuntamento è fissato alle ore 15 in piazza Umberto, promosso sui canali social dal Movimento 17 ottobre. Esattamente alla stessa ora, in piazza del Ferrarese, si terrà un secondo presidio convocato su TikTok sotto la sigla Noi siamo il popolo, una mobilitazione che coinvolgerà in contemporanea 23 città italiane.
A escludere categoricamente il rischio di disordini sono i rappresentanti dei collettivi studenteschi baresi. «Noi faremo un salto, la composizione della piazza barese è completamente diversa da quella di Milano», spiega Antonella De Renzo, coordinatrice dell’associazione Cambiare Rotta Bari. «In piazza da noi ci sono giovani tra i 20 e i 30 anni, universitari, precari e agricoltori. Quello che è certo è che quella di Bari sarà una piazza pacifica». Un’analisi condivisa da Gennaro Cifanelli, coordinatore di Zona Franka: «Dubitiamo che si ripetano a Bari i fatti dei giorni scorsi. Non esiste questo rischio nel nostro territorio, specie se queste piazze non si esauriscono nella mera espressione di una sacrosanta rabbia sociale ma sono legate a piani rivendicativi. Noi siamo a disposizione per costruire una proposta politica».
Nel frattempo, le strategie organizzative del fronte di protesta sembrano in evoluzione. Secondo quanto trapela dalle chat di Telegram, il presidio di piazza Umberto potrebbe assumere i connotati di un’assemblea pubblica propedeutica a una manifestazione più ampia e strutturata, programmata per il 30 ottobre. A questo secondo appuntamento dovrebbero unirsi anche gli agricoltori, i quali hanno posto una condizione imprescindibile per la loro discesa in campo: l’assoluta assenza di scontri. Dalle comunicazioni interne emerge infatti la necessità di garantire un corteo «pacificissimo», per evitare che eventuali disordini possano delegittimare le ragioni della mobilitazione.
