SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

Intelligenza artificiale e rivoluzione lavoro: la utilizza più della metà delle grandi imprese

L’intelligenza artificiale sta modificando radicalmente il mercato del lavoro e per evitare che tanti lavoratori vengano sbalzati via è necessario contemporaneamente governare questa rivoluzione tecnologica quanto più possibile con regole comuni europee e agire sulle competenze attraverso la formazione continua. È quanto è emerso dall’evento organizzato dal ministero del Lavoro con Inps e Inail con…
l'edicola

L’intelligenza artificiale sta modificando radicalmente il mercato del lavoro e per evitare che tanti lavoratori vengano sbalzati via è necessario contemporaneamente governare questa rivoluzione tecnologica quanto più possibile con regole comuni europee e agire sulle competenze attraverso la formazione continua. È quanto è emerso dall’evento organizzato dal ministero del Lavoro con Inps e Inail con rappresentanti dell’Unione europea e delle parti sociali per discutere dell’Ia e dei cambiamenti che sta portando nel lavoro. Proprio in questi giorni parte l’Osservatorio per valutare l’impatto dell’Ia sul lavoro affidato alla guida di padre Benanti.

I dati

Secondo gli ultimi dati Istat il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di Intelligenza Artificiale (erano l’8,2% nel 2024). Le imprese di maggiori dimensioni registrano una crescita più marcata in termini assoluti dal 32,5% del 2024 al 53,1%.

«L’intelligenza artificiale – ha affermato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni in un messaggio all’evento – è la più dirompente rivoluzione che sta vivendo la nostra epoca. Ad essere soppiantato non è più il lavoro fisico dell’uomo, ma il suo intelletto, ovvero ciò che da sempre ha reso l’uomo insostituibile da una macchina. Se questo processo non viene governato, sempre più lavoratori rischiano di diventare inutili e lo scenario che abbiamo davanti è quello di un progressivo impoverimento della classe media.

Siamo convinti che l’IA sia una tecnologia che può sprigionare tutto il suo potenziale positivo solo se il suo sviluppo si muoverà in un perimetro di regole etiche che mettano al centro la persona, i suoi diritti e i suoi bisogni. Questa è la bussola che ha orientato e continuerà ad orientare il lavoro del governo, ad ogni livello». Il ministro del Lavoro, Marina Calderone ha sottolineato come l’Italia abbia scelto di «adottare l’Ia act a livello europeo in anticipo rispetto ai tempi di applicazione della normativa» con la legge. 132 del 2025».

L’inclusione sociale

L’obiettivo principale resta quello dell’inclusione sociale attraverso il lavoro. «Questo – ha detto – è il nostro obiettivo. Non c’è vera inclusione sociale se non quella di accompagnare le persone al lavoro, un lavoro regolare, equo e dignitoso».

Per la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Roxana Minzatu «il 15% dei lavori attuali potrebbe essere sostituito dall’intelligenza artificiale» e «la vera domanda è come guidare la trasformazione del mondo del lavoro in modo che possa essere di beneficio al maggior numero di persone possibile a livello di qualità del lavoro, di sicurezza e soprattutto dal punto di vista dell’inclusione, senza generare ulteriori disuguaglianze e vulnerabilità».

La Confindustria sottolinea con il vicepresidente delle Relazioni industriali, Maurizio Marchesini che «l’intelligenza artificiale è la nuova infrastruttura su cui si costruiranno produttività, competenze e modelli sociali dei prossimi decenni e va letta come un acceleratore del lavoro umano, non come il suo sostituto». Per gli industriali «quattro competenze su dieci saranno nuove nei prossimi anni. Per questo, davanti a trasformazioni di questa portata, ha detto, non basta gestire il presente: serve una visione industriale di lungo periodo che consideri la formazione l’asse portante della competitività del Paese, garantendo a ogni persona l’accesso continuo alle competenze».

Sul tema insistono anche l’Inps e l’Inail segnalando come l’Ia possa semplificare i rapporti con i cittadini riuscendo non solo a rispondere più velocemente alle loro richieste ma proprio a individuare i loro bisogni. Serve, ha detto il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, un piano Marshall per l’Ia».

CORRELATI

Attualità, Italia","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[489090,489087,489080],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!