Il futuro istituzionale della Serbia è stato ridisegnato con una svolta politica inaspettata: la coalizione studentesca ha conquistato una straordinaria vittoria nelle elezioni politiche anticipate. L’esito del voto, celebrato con caroselli e carovane festanti nelle strade di tutto il Paese, assegna agli studenti il 52% dei consensi e 138 seggi sui 250 complessivi del Parlamento nazionale, ridimensionando nettamente la lista Serbia Unita dell’ex presidente Aleksandar Vučić, fermatasi al 39% con 104 seggi. Nessun’altra forza politica è riuscita a superare la soglia di sbarramento del 3%, eccezione fatta per le tradizionali formazioni delle minoranze etniche.
Il momento di svolta della serata è maturato quando lo stesso Vučić è comparso a sorpresa sui canali dell’emittente nazionale Rts per riconoscere apertamente l’esito delle urne, dichiarando in diretta: «Ho perso le elezioni». Sebbene abbia liquidato la campagna degli avversari come «scorretta e piena di menzogne» e promesso un’opposizione intransigente, l’ex leader – dimessosi a settembre per raccogliere la sfida delle piazze – ha dovuto cedere il passo. Nei mesi precedenti, il clima politico era stato fortemente polarizzato, con Vučić che aveva etichettato i giovani oppositori come «distruttori» e «manovrati da potenze straniere».
A interpretare il riscatto popolare è stato Radomir Sajčić, esponente della lista studentesca, che intervenendo sempre su Rts ha sottolineato come «la Serbia finalmente ha preso il suo destino in mano, con un risultato che premia quasi due anni di lotta». Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso il cardiologo Ilija Srdjanović, capolista dello schieramento, ribadendo che il Paese ha «voltato la faccia ad un tiranno: Andiamo verso una Serbia migliore».
A spingere i manifestanti verso questo traguardo è stata un’affluenza straordinaria che ha sfiorato il 70%, registrando un record che non si vedeva da 30 anni. Fin dalle prime ore del mattino, lunghe code si sono formate davanti ai seggi, protetti da imponenti schieramenti di polizia a causa del clima di tensione e del timore di brogli. La macchina organizzativa messa in campo dai vincitori ha contato sull’addestramento meticoloso di oltre 16mila rappresentanti di lista e 60mila controllori esterni, affiancati da più di 16mila osservatori nazionali e internazionali, tra cui delegazioni dell’Osce, dell’Odihr, del Consiglio d’Europa e del Parlamento europeo.
In un sistema elettorale che non contempla gli exit poll, le prime proiezioni elaborate da istituti demoscopici come CeSid/Ipsos Serbia e Crta hanno anticipato i dati ufficiali della Commissione elettorale nazionale (Rik), destinati a integrare anche i voti dei circa 100mila serbi residenti all’estero e dei cittadini della Bosnia-Erzegovina in possesso della doppia cittadinanza.
