Un trionfo storico e inatteso che consegna all’81enne Luiz Inácio Lula da Silva il suo quarto mandato alla guida del Brasile. Al termine di un ballottaggio al cardiopalma, il leader progressista ha ribaltato il risultato del primo turno superando lo sfidante di estrema destra Flavio Bolsonaro con il 51,74% delle preferenze, contro il 48,2% raccolto dal candidato conservatore. Una rimonta senza precedenti nella storia politica del Paese sudamericano, suggellata da una straordinaria partecipazione popolare, soprattutto tra i giovani, che ha permesso di raccogliere oltre sessantaquattro milioni di voti.
Nonostante il chiaro verdetto delle urne, lo schieramento sconfitto non intende riconoscere il risultato. Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha annunciato che presenterà una richiesta formale per l’annullamento della consultazione elettorale, puntando il dito contro la decisione eccezionale di un giudice di prorogare di due ore la chiusura dei seggi. In una dichiarazione pubblica, il politico ha tuonato: «È impossibile riconoscere il risultato di questo voto in queste condizioni. Chiederò l’annullamento del voto». Una mossa che appare tuttavia isolata e priva di sponde istituzionali, dal momento che i presidenti delle Camere avevano già provveduto a ratificare ufficialmente l’esito elettorale prima ancora che la polemica venisse sollevata.
La vittoria di Lula assume una valenza geopolitica di primissimo piano, rappresentando un argine netto contro l’avanzata della destra trumpiana in America Latina a pochi giorni dai test elettorali negli Stati Uniti. Il successo è stato salutato con entusiasmo anche a Bruxelles, dove la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha voluto celebrare l’affermazione scrivendo su X: «In Brasile hanno vinto la democrazia e il multilateralismo». Anche la comunità internazionale, i movimenti per i diritti delle minoranze e le associazioni ambientaliste impegnate nella difesa dell’Amazzonia hanno accolto con favore il risultato.
Tuttavia, il neo-presidente si troverà ora a governare un Paese caratterizzato da una forte polarizzazione politica e da un Parlamento saldamente controllato dalle forze conservatrici. Intervenendo a San Paolo davanti a una folla in festa, il leader operaio ha affrontato il nodo della governabilità con pragmatismo istituzionale: «Molti dicono che Lula avrà difficoltà a governare, ma questo congresso di destra è stato eletto dal popolo, ed è con loro che lavorerò per approvare le cose».
