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Gli effetti del conflitto in Medio Oriente, le previsioni di Bruxelles: crescita in calo fino a 0,6 punti

Gli effetti del conflitto in Medio Oriente, le previsioni di Bruxelles: crescita in calo fino a 0,6 punti

Bruxelles si prepara ad alzare il velo sull’impatto economico della crisi mediorientale, mentre il governo italiano prova a raffreddare le tensioni sui conti pubblici dopo il caso scoppiato sulle parole di Antonio Tajani. Giovedì 21 maggio la Commissione europea presenterà le nuove previsioni economiche di primavera, che secondo le anticipazioni emerse nelle ultime settimane dovrebbero certificare un peggioramento dello scenario macroeconomico europeo sulla scia dello shock energetico legato alla guerra in Medio Oriente. Intanto da Perugia il viceministro dell’Economia Maurizio Leo prova a chiudere il fronte interno: «di correttivi alla manovra non se ne parla», ha assicurato, rivendicando il percorso di riduzione del deficit e il controllo dei conti pubblici.

Le parole di Leo arrivano all’indomani delle fibrillazioni provocate dalle dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani, che non aveva escluso una possibile manovra correttiva per fronteggiare la crisi energetica innescata dal conflitto con l’Iran. Un’ipotesi poi rapidamente smentita da fonti di governo e dallo stesso entourage del leader di Forza Italia, che ha parlato di un semplice lapsus.

Sul tavolo europeo, però, cresce la preoccupazione per gli effetti economici della crisi. Secondo gli «scenari» già illustrati dal commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, un protrarsi delle tensioni nel Golfo potrebbe ridurre la crescita europea fino a 0,6 punti percentuali tra quest’anno e il prossimo, sia nell’Eurozona e sia nell’Ue tutta, accompagnandosi a un aumento dell’inflazione compreso tra uno e un punto e mezzo. Lo stesso Dombrovskis ha parlato apertamente di uno «shock stagflazionistico», con crescita più debole e nuove pressioni sui prezzi dell’energia. Le nuove stime della Commissione saranno osservate con attenzione dai mercati, allora, soprattutto per gli aggiornamenti su crescita, inflazione, deficit e debito pubblico. Nelle precedenti previsioni d’autunno Bruxelles stimava per il 2026 una crescita dell’1,4% nell’Ue e dell’1,2% nell’Eurozona, mentre per l’Italia indicava un aumento del Pil dello 0,8% sia nel 2026 sia nel 2027. Un quadro che ora rischia di deteriorarsi, come indicato anche dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca centrale europea. Bruxelles dovrebbe tuttavia evitare toni apertamente recessivi, insistendo sulla resilienza dell’economia europea e sulla necessità di misure «temporanee e mirate» contro il caro energia, evitando interventi generalizzati come quelli adottati durante la crisi del 2022.

Sullo sfondo resta il negoziato tra Roma e Bruxelles sull’uso delle clausole di flessibilità nazionali previste dalle nuove regole di bilancio europee, già scattate a livello Ue per la difesa (e attivate da 15 Paesi): Italia e Spagna hanno chiesto di estenderle anche alle spese per l’energia. Madrid punta più sulla transizione, mentre Roma chiede di ancorare eventuali deroghe al Patto di stabilità ai criteri indicati dalla Commissione Ue nel recente quadro temporaneo degli aiuti di stato per la crisi (agricoltura, pesca, trasporto terrestre e marittimo interno e industria energivora). Per la Commissione al momento vanno privilegiati interventi temporanei e mirati per evitare un ritorno ai massicci sostegni generalizzati della crisi energetica del 2022.

Già domani 19 maggio, intanto, la Commissione dovrebbe presentare il piano d’azione contro il rincaro dei fertilizzanti provocato dalla crisi energetica. L’attesa è che Bruxelles proponga nuovi aiuti finanziari al settore agricolo, anticipi sui fondi della Politica agricola comune e misure per favorire il mercato dei fertilizzanti biologici e del digestato. Il timore dell’esecutivo Ue è che l’impennata dei costi possa spingere gli agricoltori a ridurre le superfici coltivate, con ricadute sulla sicurezza alimentare europea.