Un anno fa le immagini dell’incontro tra il Guardasigilli e i rappresentanti dell’Anm raffiguravano il ministro mentre conversava, disinvolto, con una sigaretta tra le dita nel salotto del suo ufficio, con la delegazione di magistrati.
Nell’incontro di queste ore, dopo mesi di una campagna referendaria accesa e la riforma archiviata, il vertice di Carlo Nordio con il sindacato delle toghe e il Consiglio nazionale forense, durato due ore, è avvenuto al tavolo della sala delle riunioni del palazzo di Via Arenula.
E manca la ex capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, che alcuni giorni prima dell’apertura delle urne aveva definito alcuni magistrati «un plotone di esecuzione». «Il ministro ha ascoltato con attenzione le posizioni rappresentate, apprezzando il carattere costruttivo degli interventi e riservandosi ogni opportuno approfondimento. C’è il comune intento di calendarizzare in tempi brevi un nuovo incontro», spiega il ministero in una nota.
A guidare L’Associazione nazionale magistrati stavolta non c’è più Cesare Parodi ma il giovane presidente Giuseppe Tango, al suo primo faccia a faccia con Nordio: «È andata bene – commenta il numero uno dell’Associazione -. Siamo tornati finalmente a parlare dei temi e dei problemi reali che affliggono il sistema giustizia e a cui bisogna dare risposte concrete. Dopo la bufera referendaria è ora di voltare pagina e quindi di riannodare quei fili».
Le toghe hanno esposto le loro «preoccupazioni e tutte le nostre proposte riguardo alla stabilizzazione degli addetti all’Ufficio per il processo, al rinvio della riforma del Gip collegiale. Ci siamo poi soffermati sulla gravissima situazione delle carceri e ovviamente sulla mancanza di risorse», ha aggiunto Tango. Che poi ha anche specificato che il ministro «è stato in una postura di ascolto. Questo è stato soltanto un primo incontro di tanti in cui possiamo approfondire. Ma in molti dei temi che abbiamo posto all’attenzione del ministro si è registrata sicuramente un’apertura».
Tra gli argomenti sul tavolo c’era quindi il rischio di paralisi dell’attività dei giudici per le indagini preliminari e per le stesse udienze: una criticità segnalata da tempo, culminata nei giorni scorsi con un documento degli uffici milanesi, che annunciano di garantire per un mese e mezzo solo i servizi prioritari del proprio lavoro.
Ed è ormai certo il rinvio della riforma del Gip collegiale, che avrebbe dovuto entrare in vigore ad agosto prossimo. «Anche su questo c’è stata un’apertura», spiega soddisfatto Tango. Anche dal Consiglio nazionale forense arrivano riscontri positivi sull’incontro, definito da tutti cordiale. A un mese dal referendum sembra sia stata unaugurata una nuova era politica dei rapporti tra avvocati, magistratura e ministero.