Gli Stati Uniti tornano a colpire Francesca Albanese. L’amministrazione Trump ha infatti reinserito la relatrice speciale dell’Onu sui Territori palestinesi occupati nella lista degli «specially designated nationals» (SDN) del Dipartimento del Tesoro, ripristinando le sanzioni che erano state temporaneamente sospese da un tribunale federale di Washington.
«Sono stata sanzionata per il lavoro che ho fatto come relatrice speciale», ha dichiarato Albanese durante la presentazione al Senato del suo ultimo rapporto. «Sono le Nazioni Unite che mi chiedono di investigare le violazioni che Israele commette nei territori palestinesi occupati». La funzionaria Onu ha poi accusato l’amministrazione Trump di mettere “a rischio il multilateralismo costruito in 80 anni”, sostenendo che l’Onu “non è riuscita a proteggerla”.
Albanese era stata già sanzionata nell’estate del 2025 per le sue posizioni critiche nei confronti di Israele e degli stessi Stati Uniti. Le misure avevano comportato il congelamento dei fondi presenti negli Usa, il divieto di ingresso nel Paese e l’impossibilità di intrattenere rapporti commerciali con soggetti statunitensi. Dopo il ricorso presentato dai familiari della relatrice, il 13 maggio un giudice distrettuale aveva concesso un’ingiunzione temporanea contro le sanzioni. Ora però il nuovo appello dell’amministrazione Trump ha riportato il nome della funzionaria Onu nella lista nera americana.
Dal 2022 Francesca Albanese ricopre il ruolo di relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Negli ultimi anni, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023, è diventata una delle voci più note nel denunciare le operazioni israeliane a Gaza e in Cisgiordania, arrivando a utilizzare il termine “genocidio” per descrivere quanto accaduto nella Striscia. Albanese ha inoltre sostenuto il lavoro della Corte penale internazionale nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu e di altri esponenti politici e militari israeliani.
Nel luglio 2025 il segretario di Stato Marco Rubio aveva motivato le sanzioni accusandola di collaborare con la Corte penale internazionale «nel prendere di mira cittadini statunitensi e israeliani». Washington aveva parlato di “attività faziose e malevole”, di “antisemitismo sfacciato” e di “aperto sostegno al terrorismo”.
