«Non è autonomia, è una secessione a rate». Con queste parole durissime il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, lancia un accorato appello bipartisan a tutte le forze politiche del Mezzogiorno per bloccare le “preintese” – gli accordi bilaterali tra lo Stato e le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria – che il Governo nazionale sta portando avanti sul dossier dell’autonomia differenziata.
Secondo il governatore pugliese, se il provvedimento dovesse passare senza modifiche, per il Mezzogiorno si prospetta un vero e proprio collasso sociale, a partire dal diritto alla salute.
La sanità a due velocità
L’affondo di Decaro si concentra sui meccanismi economici e amministrativi previsti dagli accordi con le quattro Regioni settentrionali, che rischierebbero di legalizzare una competizione insostenibile tra i territori: «Queste intese attribuirebbero a Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria la facoltà di fissare tariffe differenziate per le strutture sanitarie, gestire in totale autonomia i fondi statali per ospedali e tecnologie, istituire propri fondi integrativi e, soprattutto, destinare risorse proprie per assumere personale o pagare compensi aggiuntivi ai medici già in servizio. Leve finanziarie che solo le Regioni a maggiore capacità fiscale possono permettersi».
Il rischio concreto, denuncia il presidente, è quello di innescare «un’emorragia silenziosa» che finirà per svuotare le corsie degli ospedali meridionali, proprio mentre le amministrazioni locali lottano per abbattere le liste d’attesa. «Rischiamo di trasformare il Sud in una terra da cui i medici partono, non in una terra dove i pazienti guariscono», ha ammonito il governatore.
Di fronte a quello che definisce un “disastro annunciato”, il presidente della Puglia si rivolge direttamente all’intero Consiglio regionale e, più in generale, a tutti i rappresentanti politici del Sud, superando gli steccati ideologici e le appartenenze di partito:
«Un disastro di questa portata si ferma solo costruendo un fronte meridionale unito, capace di parlare con una voce sola davanti al Governo. Tutta la classe politica del Mezzogiorno, senza alcuna distinzione di schieramento, sarà chiamata a rispondere domani di questo passaggio storico se oggi permetterà che la sanità del Sud venga travolta. Questa non è affatto una battaglia di parte: è una battaglia di pura sopravvivenza».
