Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto «accise quater», atteso in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio, che introduce una proroga per i versamenti fiscali delle partite Iva.
La scadenza originaria del 30 giugno per le imposte sui redditi 2026 (anno d’imposta 2025) slitta al 20 luglio. Il rinvio interessa i contribuenti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa) e i soggetti collegati, compresi i forfettari. La vera novità rispetto al passato riguarda però il «secondo tempo» del differimento: per chi deciderà di pagare nella finestra temporale che va dal 21 luglio al 20 agosto, la maggiorazione non sarà dello 0,4%, bensì dello 0,8%, esattamente il doppio rispetto alle edizioni precedenti.
Questo incremento sul mese aggiuntivo è stato studiato dal Governo come un deterrente per evitare che i versamenti vengano portati troppo in là nel tempo, tutelando così le esigenze di cassa dello Stato. Posticipare ulteriormente i flussi finanziari rischierebbe infatti di ritardare la disponibilità di risorse necessarie per affrontare altre sfide economiche urgenti, come le misure di contrasto al caro carburante.
l rinvio risponde parzialmente alle forti richieste arrivate dalle sigle produttive e dai professionisti. Nei giorni scorsi Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti avevano inviato una lettera al ministro Giorgetti e al viceministro Leo per chiedere una proroga. La necessità di più tempo era motivata dal forte ritardo con cui l’amministrazione finanziaria ha diffuso il software applicativo «Il tuo Isa 2026 Cpb», pubblicato solo mercoledì 13 maggio.
I ritardi sono legati anche alle recenti modifiche apportate al concordato preventivo biennale in sede di decreto fiscale. La conversione del testo ha infatti spostato al 15 maggio il termine per il rilascio del software e al 31 ottobre la scadenza per aderire al patto biennale con il Fisco per il periodo 2026-2028. Ora contribuenti e intermediari dovranno anche fare i conti con un ulteriore aggiornamento del programma, rilasciato il 20 maggio, che introduce le nuove soglie del 30% e 35% sugli incrementi di reddito per i profili considerati fiscalmente meno affidabili.
