Il Veneto diventa la quarta Regione d’Italia ad approvare la legge di iniziativa popolare “Liberi Subito” sul suicidio medicalmente assistito. Dopo i via libera registrati in Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, Palazzo Ferro Fini firma una svolta politica storica: si tratta del primo territorio a guida di centrodestra ad adottare il provvedimento promosso dall’Associazione Luca Coscioni per regolamentare tempi e procedure di accesso alle cure. Il quadro nazionale resta tuttavia fortemente frammentato. Se in Trentino-Alto Adige e in Umbria la discussione è attualmente in corso, sono ben otto le Regioni in cui la proposta è stata depositata ed è in attesa dell’avvio dell’iter (Liguria, Campania, Molise, Marche, Sicilia, Puglia, Lombardia – dove il deposito è previsto per il 15 settembre – e Piemonte). Nel Lazio e in Calabria prosegue invece la raccolta firme, mentre Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta non si sono ancora attivate.
Il verdetto veneto ha riacceso immediatamente lo scontro politico sull’inerzia del Parlamento, fermo da sette anni nonostante la sentenza 242 della Corte costituzionale. «È la dimostrazione che questa non è una battaglia ideologica ma di civiltà, che riguarda la libertà delle persone», dichiara Alessandro Zan (Pd), invitando la premier Meloni a «non ostacolare i lavori parlamentari» per giungere a una legge nazionale ed evitare che un diritto fondamentale dipenda dal luogo di residenza. Sulla stessa linea Carlo Calenda, leader di Azione, i cui consiglieri hanno votato a favore in Veneto: «È una situazione francamente assurda: le Regioni intervengono perché lo Stato non fa il suo lavoro. Ogni mese di ritardo non è un problema politico, ma un mese in più di sofferenza per malati e famiglie».
