Sono due studenti di appena 14 e 15 anni i presunti autori della sparatoria avvenuta nella San Jose National High School di Tacloban City, nelle Filippine, costata la vita a tre adolescenti e culminata con il ferimento di altri sette studenti. I due ragazzini sono stati arrestati dalla polizia, che ora indaga soprattutto su come siano riusciti a procurarsi le armi con cui hanno aperto il fuoco “a caso” all’interno dell’istituto.
Secondo quanto riferito dalle autorità, una delle pistole utilizzate, una Glock calibro 9 millimetri, risulta registrata a nome di un’agente di polizia della regione, ora fermata. La seconda arma, una calibro 38, era invece intestata a un’agenzia di sicurezza di Cebu City. Sul luogo della strage sono stati recuperati oltre 40 bossoli, un dettaglio che restituisce la violenza dell’attacco consumato tra i corridoi e le aule della scuola.
A raccontare il panico vissuto dagli studenti è stato Irvin Nogar, insegnante di scienze sociali di 52 anni. L’uomo ha spiegato di essere in classe quando ha sentito una serie di forti spari. «Ho detto agli studenti di mantenere la calma e di nascondersi sotto i banchi, poi ho chiuso la porta a chiave», ha riferito all’AFP, descrivendo ragazzi in lacrime e terrorizzati.
Fuori dalla scuola, tra dolore e rabbia, la madre di uno dei quindicenni uccisi ha chiesto che vengano perseguiti anche i proprietari delle armi: «Senza di loro le pistole non sarebbero finite nelle mani dei bambini». Un punto che potrebbe diventare centrale nell’inchiesta aperta dalla polizia filippina.
