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Fakir, la notte di guerriglia urbana a Bologna: 64 agenti feriti negli scontri

La piazza di commozione lascia spazio ai tafferugli: 64 agenti feriti, tra i manganellati anche un giornalista

Fakir, la notte di guerriglia urbana a Bologna: 64 agenti feriti negli scontri
Fakir, guerriglia urbana a Bologna (Foto Ansa)

Quella che doveva essere una manifestazione di raccoglimento e richiesta di trasparenza si è trasformata, nel giro di poche ore, in un vero e proprio teatro di guerriglia urbana nel cuore di Bologna. Il presidio promosso dalle istituzioni locali in Piazza del Nettuno per commemorare Abderrahim Fakir – il 42enne deceduto in seguito al fermo di polizia avvenuto in via Svevo – ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini e dei familiari della vittima, uniti nel chiedere risposte e dignità. Tuttavia, la tensione è esplosa quando una frangia di manifestanti appartenenti agli ambienti antagonisti si è staccata dal concentramento principale, muovendosi verso i palazzi del potere cittadino, tra cui la Prefettura e la Questura.

Scontri nel centro storico e il bilancio dei feriti

I primi contatti tra la testa del corteo e i reparti in tenuta antisommossa sono sfociati in cariche, lancio di oggetti, fitti lanci di bombe carta e l’impiego degli idranti per disperdere i gruppi più aggressivi. La guerriglia si è prolungata oltre la mezzanotte nelle vie adiacenti a Piazza Maggiore, lasciando dietro di sé una scia di devastazione tra arredi urbani ribaltati, biciclette del servizio di sharing vandalizzate e persino un veicolo del Comune dato alle fiamme. Il bilancio fornito dalle autorità evidenzia una quota particolarmente pesante per le forze dell’ordine, con 64 appartenenti alle forze di polizia rimasti feriti e sei mezzi di servizio danneggiati, oltre a diversi manifestanti che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche dei sanitari. Nel caos degli scontri è rimasto coinvolto anche un giornalista che stava documentando quanto stava accadendo, raggiunto da una manganellata di un poliziotto.

Le reazioni istituzionali e il dibattito politico

Le conseguenze dei disordini hanno aperto uno scontro politico immediato a livello nazionale. Mentre la premier Giorgia Meloni ha rimarcato l’imprescindibile necessità di accertare con rigore e trasparenza la verità sui fatti di via Svevo, fermo restando la ferma condanna per qualsiasi tipo di aggressione nei confronti delle forze dell’ordine, le opposizioni e la maggioranza si sono divise sull’opportunità del presidio e sulla gestione dell’ordine pubblico. Sul fronte giudiziario prosegue l’inchiesta coordinata dalla Procura per chiarire la catena degli eventi che ha condotto al decesso dell’uomo, in un clima ormai segnato da forti polarizzazioni e polemiche sulle modalità di intervento e sulla sicurezza in città.

Per il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, gli agenti avranno uno “scudo processuale”: «L’espressione ‘scudo penale’ è assolutamente impropria perché lascia intendere una sorta di immunità, che in realtà non esiste. Al massimo si potrebbe parlare di scudo processuale» ha commentato, in merito al caso di Bologna, intervenendo a margine di un evento a Roma.