Sos carovita e crollo del potere d’acquisto delle famiglie italiane. Sono i danni collaterali dei conflitti in corso e del progressivo aumento delle bollette e dei carburanti con conseguente rialzo dei prezzi di vendita dei beni alimentari.
A lanciare l’allarme sono due organizzazioni di rappresentanza degli artigiani, la Cna e la Cgia di Mestre. Secondo stime della Cna, se le quotazioni di petrolio e gas rimarranno ai livelli attuali nei prossimi mesi, l’incremento dei costi per luce, gas, carburanti e beni alimentari potrebbe tradursi in una maggiore spesa per una famiglia media intorno ai mille euro nel 2026, con punte fino a 1.200-1.300 euro per nuclei con figli e maggiore intensità di consumi energetici.
Complessivamente, per l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, ammonta a quasi 29 miliardi di euro il conto che le famiglie e le imprese italiane dovranno sostenere quest’anno per far fronte ai rincari di luce, gas e carburanti. E nei campi, fa sapere Filiera Italia, i costi produttivi sono cresciuti di oltre 255 euro ad ettaro per i recenti rincari tra rincari di energia e dei fertilizzanti. Un’emergenza ben nota al governo, che per calmierare il costo del carburante ha prorogato l’intervento sulle accise al 22 maggio, come già annunciato all’inizio del mese. Il secondo provvedimento necessario a prolungare il taglio grazie all’extragettito Iva, ha fatto sapere il Mef, è in corso di pubblicazione.
Per i rincari della spesa il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, in occasione del convegno di Confagricoltura a Milano, ha rinviato la discussione sull’ipotesi – avanzata dalla stessa confederazione – di rivedere la tassazione sui fertilizzanti russi e ha invece annunciato per la prossima settimana un incontro, insieme al collega Urso, con la grande distribuzione organizzata. «Chiediamo – ha precisato Lollobrigida – di fare operazioni che possono rendere più trasparente il sistema dei prezzi, in maniera tale da evitare qualsiasi forma di speculazione e mettere in condizione tutti di dimostrare come ci sia una correlazione tra i costi di produzione, i costi di trasporto e il legittimo guadagno delle imprese, con ciò che le persone devono continuare a comprare, cioè la qualità del cibo per garantire il proprio benessere».
Intanto Luigi Scordamaglia, amministratore Filiera Italia, preannuncia dal palco di Tuttofood una campagna contro le vendite sottocosto dei beni alimentari, a partire dalla pasta, a difesa delle filiere produttive nazionali.










