La fiumana ininterrotta di persone in fuga dal Marocco non accenna a placarsi e ha trasformato la città autonoma di Ceuta in un vasto dormitorio a cielo aperto: tra la notte e le prime luci dell’alba sono proseguiti senza sosta gli sbarchi di massa concentrati nella zona industriale del Tarajal, costringendo centinaia di giovani a trascorrere le ore notturne accampati in strada e sull’erba dei parchi cittadini. L’ondata migratoria aveva già assunto proporzioni critiche nella giornata di ieri: per tentare di contenere gli ingressi nell’enclave iberica incastonata nel territorio nordafricano, il governo di Madrid ha disposto il dispiegamento immediato delle forze militari.
La pressione ai confini si è estesa con altrettanta intensità anche alla vicina Melilla: la frontiera di Beni-Enzar, principale valico di collegamento con il territorio marocchino, è stata chiusa in seguito a un massiccio tentativo di effrazione registrato nella tarda serata di ieri lungo molteplici punti del perimetro di sicurezza, sia via terra sia via mare. A delineare un perimetro numerico della situazione è intervenuto il presidente della città autonoma Juan José Imbroda, il quale ha precisato l’entità dell’intrusione clandestina: «Circa 300 o 400 migranti al massimo sono riusciti a entrare».
Il bilancio del ritrovamento di cadaveri in costante aumento
Il dramma umanitario si aggrava profondamente sul fronte delle perdite umane con un bilancio salito ad almeno 34 vittime tra coloro che hanno tentato di oltrepassare a nuoto il valico di frontiera di Ceuta: nelle ultime ore le autorità hanno infatti recuperato ulteriori quattro corpi privi di vita nei pressi della diga frangiflutti. I dati complessivi dell’esodo assumono contorni imponenti con le stime dei media iberici che indicano oltre 40mila attraversamenti dall’inizio della crisi, mentre alcune fonti si spingono a calcolare fino a 50mila ingressi: a confermare la gravità dello scenario è intervenuta una fonte della polizia locale precisando come «c’è stato un flusso costante di persone per tutta la notte» e che, pur in misura minore rispetto alle ore diurne, i disperati «hanno continuato ad arrivare durante la notte e continuano ad arrivare».
Le tragedie susseguitesi in queste settimane segnano un drammatico record storico negativo: il numero totale dei migranti morti nel corso dell’anno nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto ha toccato quota 49, superando così il precedente picco massimo di 46 decessi registrato nel 2015. Solamente nel mese di luglio, le acque di confine hanno inghiottito le vite di 30 persone in cerca di un approdo europeo: un’emergenza continua che costringe le istituzioni a un monitoraggio ininterrotto delle linee costiere e terrestri.
Lo scontro diplomatico Roma-Madrid su Schengen
Sull’emergenza migranti a Ceuta sono in corso costanti contatti, a quanto si apprende, tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Da ieri il governo italiano sta valutando la sospensione di Schengen con la Spagna, e in mattinata la situazione è stata affrontata anche in una riunione al Viminale.
Su questa ipotesi però è prontamente intervenuto all’ANSA il ministero degli Esteri spagnolo «La crisi migratoria che ha investito Ceuta non ha nulla a che vedere con la regolarizzazione dei migranti approvata dal governo spagnolo, ma è stata innescata da un’interpretazione della recente sentenza della Corte Suprema sulle persone entrate a nuoto, strumentalizzata dalle mafie e dalle organizzazioni criminali» sottolineano le fonti interne al ministero spagnolo, commentando le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri Antonio Tajani di voler sospendere la libera circolazione nello spazio Schengen.
A queste parole si è aggiunto l’ex alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri Josep Borrell con dei post su X: «Dopo l’attraversamento di migliaia di migranti a Ceuta dal Marocco questa settimana, Italia ha minacciato di ‘sospendere Schengen con Spagna’. Semplicemente non può». È quanto segnala per la crisi provocata dall’arrivo in massa di migranti nell’enclave spagnola. «Secondo la legislazione della Ue, nessuno Stato membro può sospendere unilateralmente la partecipazione di un altro a Schengen – sottolinea Borrell – Questo merita di essere analizzato, poiché è abbastanza rivelatore di come i governi dell’Ue stiano imparando a comprendere, parlare, utilizzare ed abusare dell’ordinamento giuridico dell’Ue in chiara violazione del principio di leale cooperazione che li lega», critica l’ex alto rappresentante in un post conclusivo.
