Nessuno scostamento di bilancio e nessuna fuga in avanti rispetto ai vincoli europei: nella maggioranza, sul Documento di finanza pubblica, prevale la linea del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Dopo un confronto rimasto aperto fino a questa mattina, con la Lega – e in particolare il senatore Claudio Borghi – che avrebbe spinto per una formulazione più aggressiva, la risoluzione finale votata alla Camera e al Senato ribadisce la necessità di restare dentro il Patto di stabilità.
Nel testo, rispetto alla prima bozza circolata ieri sera, è stato inserito un passaggio concordato con Giorgetti che apre però a un’iniziativa politica verso Bruxelles: si chiede infatti di «attivare interlocuzioni presso l’Unione Europea» per far riconoscere «l’eccezionalità della situazione» e valutare l’attivazione delle clausole di salvaguardia, così da tutelare famiglie e imprese.
Ma l’obiettivo, viene spiegato nel centrodestra, non è muoversi da soli: «Ha prevalso fino in fondo la linea Giorgetti». Lo stesso ministro conferma: «Il testo della risoluzione l’ho validato io». La strategia del Mef punta a un asse con Berlino. Giorgetti, secondo quanto riferito da fonti di maggioranza, avrebbe avuto una call con il ministro tedesco e ritiene necessario agire insieme alla Germania, che condivide il problema del costo dell’energia. L’Italia proverà inoltre a coinvolgere i Paesi nordici, anche ricordando le convergenze recenti su difesa e spese Nato.
In Aula Giorgetti è stato netto: «Questo Paese ha il debito pubblico più elevato in Europa», oltre 3mila miliardi. Da qui l’impossibilità di margini simili a quelli di altri partner, come Germania, Francia e Spagna. E sul Patto di stabilità denuncia un paradosso: è difficile giustificare deroghe per la difesa ma non per gli aiuti contro il caro energia.