L’edizione 2026 del World Economic Forum di Davos si apre in un clima di forte tensione geopolitica, segnato dallo scontro tra Stati Uniti e Unione europea sulla Groenlandia. A innescare la crisi è stato l’annuncio del presidente americano Donald Trump di dazi del 10% contro i Paesi europei che hanno inviato truppe sull’isola artica, definita da Washington un «asset strategico» per la sicurezza nazionale. Una mossa che ha fatto temere una pericolosa escalation politica e commerciale tra alleati storici.
Bruxelles ha reagito con fermezza, parlando di minacce «inaccettabili» alla sovranità della Danimarca e della Groenlandia e valutando contromisure fino a 93 miliardi di euro, inclusa l’attivazione dello Strumento anti-coercizione promosso dalla Francia che con Germania e Commissione europea ribadisce l’obiettivo di evitare un’escalation, con a disposizione di un ampio ventaglio di strumenti qualora Washington passasse ai fatti.
A Davos sono attesi gli interventi chiave della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del presidente francese Emmanuel Macron, mentre Trump parlerà mercoledì, con il rischio di nuove fratture transatlantiche. Al centro anche la guerra in Ucraina, con la presenza del presidente Volodymyr Zelensky e l’ipotesi di un bilaterale con Trump.
Le tensioni hanno già avuto effetti sui mercati, con forti cali delle Borse europee. Regno Unito e industria tedesca avvertono che una guerra commerciale danneggerebbe tutti. Più cauta l’Italia, con il ministro della Difesa Guido Crosetto contrario ai controdazi tra alleati.
Sul piano diplomatico è stato convocato un Consiglio europeo straordinario sulle relazioni transatlantiche, mentre la Nato riunirà il Comitato militare a Bruxelles. La Groenlandia respinge ogni pressione esterna e rivendica il diritto all’autodeterminazione, sostenuta dalla Danimarca e dall’Ue.










