A causa della crisi militare nel Golfo Persico, 563 croceristi italiani sono bloccati da cinque giorni nel porto di Dubai a bordo della nave Msc Euribia. Il rientro previsto per oggi pomeriggio con arrivo a Roma nella notte, è stato rinviato a domani mattina per difficoltà legate alla disponibilità di aeromobili. La partenza, posticipata alle ore 16 in un primo momento è stata riprogrammata.
Per il piano di rientro potrebbe essere previsto un volo diretto da Dubai invece del trasferimento ad Abu Dhabi, secondo le ipotesi iniziali. Una vera e propria paralisi logistica causata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dalla successiva risposta di Teheran, che ha colpito obiettivi nei Paesi del Golfo. Una tensione che ha portato anche alla chiusura dello Stretto di Hormuz e a estese limitazioni dello spazio aereo.
Soluzioni per il rientro
Per garantire il rientro dei passeggeri nel più breve tempo possibile la Msc Crociere è in contatto con diverse compagnie aeree, tra queste ci sarebbero Emirates e Etihad Airways, e sta valutando l’organizzazione di diversi voli charter da Dubai, Abu Dhabi o Muscat. La situazione, secondo la compagnia navale, resta tranquilla: costanti gli aggiornamenti per gli ospiti che hanno pieno accesso ai servizi della nave.
La paura dei passeggeri
Ma tutto questo non basta a contenere la crescita di tensione tra i passeggeri impauriti, in queste notti, dal passaggio di caccia militari sopra la nave e in alcuni casi da esplosioni e missili che stanno rendendo difficile la permanenza forzata a bordo. Diversi turisti avrebbero chiesto il supporto psicologico messo a disposizione dalla compagnia.
Sono 6 attualmente le navi da crociera bloccate nel Golfo Persico nei porti di Dubai, Abu Dhabi e Dhoa. Tra loro anche la Mein Shiff4 della compagnia tedesca Tui Cruises, che secondo fonti locali sarebbe stata colpita da un missile mentre era ormeggiata proprio ad Abu Dhabi: a bordo i sarebbero irca 2.500 passeggeri e mille membri dell’equipaggio, ma non è chiaro se vi siano feriti anche se sono già iniziate le operazioni di rimpatrio.










