Home » L’Edicola per l’Italia » Cremlino spaccato sull’economia di guerra: l’inviato di Putin frena sulla militarizzazione

Cremlino spaccato sull’economia di guerra: l’inviato di Putin frena sulla militarizzazione

Il Pil per il 2026 si attesta infatti su un risicato 0,4%, soffocata dalla stagnazione dei settori civili e dagli attacchi ucraini

Cremlino spaccato sull’economia di guerra: l’inviato di Putin frena sulla militarizzazione

L’economia russa rischia di «impazzire» se continuerà a convertire ogni risorsa in funzione del complesso militare-industriale. L’allarme arriva direttamente da Boris Titov, inviato di Putin per lo sviluppo internazionale, che per descrivere il fenomeno ha evocato la «modalità berserk», richiamando i leggendari guerrieri norreni che combattevano in uno stato di trance furiosa senza avvertire il dolore. Una metafora cruda usata per definire una gestione economica estrema, insostenibile nel lungo periodo e guidata dallo slogan sovietico «Tutto per il fronte».

Le dichiarazioni di Titov rappresentano una rara crepa nel fronte interno del Cremlino, evidenziando le crescenti preoccupazioni per il rallentamento del Paese. La previsione di crescita del Pil per il 2026 si attesta infatti su un risicato 0,4%, soffocata dalla stagnazione dei settori civili e dagli attacchi ucraini a infrastrutture chiave, raffinerie ed export. Anche la Banca Centrale russa ha ammesso un calo della capacità produttiva e logistica nel terzo trimestre, confermando che gli unici veri motori dell’economia restano le commesse statali per la difesa.

La resistenza verso la totale militarizzazione del sistema produttivo sta però emergendo anche in altri ambiti delle istituzioni. Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha sintetizzato con chiarezza il rischio di questo approccio, affermando che «uccidere un’economia normale equivale a uccidere l’intero Paese». La tensione resta tuttavia alta: la pressione sulle imprese per finanziare il conflitto aumenta, mentre all’orizzonte si prospettano le imminenti elezioni parlamentari in un clima di forte stanchezza sociale e con la popolazione preoccupata dalle voci di una nuova mobilitazione generale.