«La nostra è una posizione di buon senso e responsabilità. La nostra visione è nell’interesse dell’Italia, per il bene dei cittadini», Giuseppe Conte, dopo il turbolento incontro di ieri l’altro con il premier che ha costretto lo stesso Mario Draghi a salire al Quirinale per riferire al presidente della Repubblica circa i rischi di tenuta della maggioranza, cerca da un lato di uscire dalla posizione cosiddetta aut – aut e dall’altro di blindare le truppe parlamentari del Movimento 5stelle proprio sulla questione armamenti. Tanto che ieri, dopo aver rilasciato dichiarazioni in linea con quelle del giorno precedente, ha riunito i senatori pentastellati a cui ha riferito dell’incontro con Draghi e ha ribadito che sull’incremento delle spese militari «non siamo disposti a fare passi indietro», quindi confermando il parere negativo all’impegno assunto dall’esecutivo con gli alleati della Nato di portare al 2 per cento del pil le spese militari, ricevendo applausi di sostegno dai parlamentari del gruppo.
Una posizione che allarma oltre che il Governo anche i partner di maggioranza, soprattutto quella parte del Pd che più tenacemente sta lavorando al cosiddetto “campo largo”. Tanto che il segretario Enrico Letta ha dovuto mandare un messaggio esplicito, sottolineando che «l’Italia lascerebbe il mondo sbigottito se si aprisse una crisi di governo in questo momento». Una dichiarazione che esprime la forte preoccupazione dei dem non solo per il passaggio attuale, ma anche per la prospettiva politica verso le elezioni del 2023 e quindi a quell’alleanza con i 5stelle a cui stanno lavorando gli sherpa delle due formazioni politiche.
Intanto, tra i parlamentari grillini si tenta di trovare una via d’uscita e si sondano mediazioni. Se ne fa carico il sottosegretario al ministero degli interni, Carlo Sibilia, uno degli ufficiali di rango dei pentastellati: «il Movimento non vuole assolutamente una crisi, ma una discussione sensata. Draghi va rassicurato, – dice l’esponente di primo piano dei grillini – vogliamo rispettare i patti, ma siamo una forza che va ascoltata, ci sono margini di discussione e mi auguro che si arrivi a una posizione condivisa. Domani votiamo assolutamente a favore sul decreto ucraina», annunciando così una tregua nel braccio di ferro che Conte ha incrociato con Draghi.









