Sono iniziati i colloqui bilaterali tra Stati Uniti e Iran, a Muscat in Oman, sul programma nucleare iraniano, La delegazione di Teheran è guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, mentre Washington è rappresentata dall’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff. Secondo diverse fonti, i negoziati sono limitati esclusivamente al dossier nucleare: gli Stati Uniti avrebbero rinunciato a includere il tema dei missili balistici e della sicurezza regionale, anche a seguito delle pressioni esercitate da Paesi come Qatar, Arabia Saudita e Oman per favorire il dialogo diplomatico.
Alla vigilia dei colloqui, Araghchi ha ribadito che l’Iran utilizzerà la diplomazia per difendere i propri interessi nazionali, avvertendo però che Teheran è pronta a reagire contro «richieste eccessive o avventurismo» da parte statunitense, sottolineando la necessità di rispetto reciproco. Parallelamente, la Cina ha espresso il proprio sostegno all’Iran nella difesa della sua sovranità, sicurezza e dignità nazionale, opponendosi a quelle che definisce «intimidazioni unilaterali». I viceministri degli Esteri di Cina e Iran si sono incontrati a Pechino per discutere della situazione interna iraniana e del contesto internazionale.
Sul fronte statunitense, la presenza ai colloqui del comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, e – secondo alcuni media – di Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, segnala un coinvolgimento diretto e inusuale dei vertici militari e politici nei negoziati. Nel corso della giornata, un convoglio riconducibile alla delegazione Usa ha lasciato la sede dei colloqui senza rilasciare dichiarazioni ufficiali.
I mercati hanno reagito con cautela: i timori su un possibile esito negativo dei negoziati hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio, con il Wti e il Brent in aumento di oltre l’1%.










