Il pianeta scivola in una “zona di pericolo” climatica mai esplorata: l’Organizzazione mondiale della meteorologia (Wmo) ha lanciato un allarme confermando che il fenomeno El Niño ha una probabilità prossima al 100% di raggiungere il picco a fine anno e persistere fino a febbraio 2027, alimentato da un riscaldamento eccezionale del Pacifico equatoriale.
Le conseguenze dell’ondata di caldo e dell’anomalia climatica colpiscono con forza anche l’Italia, dove le temperature toccano i 37°C con una persistenza prevista almeno fino al 9 settembre.
La crisi climatica sta presentando un conto pesantissimo ai campi italiani: secondo le stime fornite dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia-Agricoltori Italiani), la combinazione tra perdite nei raccolti e ore di lavoro evaporate a causa delle temperature estreme ha già superato i 2 miliardi di euro di danni complessivi, mettendo a dura prova la tenuta delle aziende agricole locali.
A livello globale, la situazione appare drammatica. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha sottolineato la gravità del fenomeno evidenziando che la scienza non lascia spazio a dubbi: «El Niño sta assumendo proporzioni gigantesche. Il pianeta si trova in acque inesplorate e quelle acque si stanno riscaldando». Il riscaldamento periodico del Pacifico tropicale provocherà severe ripercussioni su scala planetaria, alternando inondazioni, siccità e picchi di calore estremo in diverse aree geografiche.
In Europa, sebbene l’influenza di El Niño sia meno diretta rispetto alle regioni tropicali, l’impatto indiretto unito all’aumento generale delle temperature sta già generando criticità strutturali.
Proprio per questo la Cia-Agricoltori Italiani ha evidenziato come non sia più sufficiente intervenire sulla singola emergenza con misure locali o nazionali, chiedendo con urgenza l’adozione di una vera strategia europea coordinata e lungimirante per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.
