Sui prezzi dell’energia è in atto una speculazione che non è determinata dalla carenza di gas sul mercato, ma dietro cui ci intravede una scelta deliberata dei grandi produttori mondiali. E i sospetti cadono sulla Russia. È questo il messaggio che Roberto Cingolani ha affidato ieri al Senato.
Il Ministro per la Transizione Ecologica ha dapprima spiegato che anche i rincari di luce e benzina vanno perlopiù collegati a questa dinamica speculativa attorno al mercato del gas. Non c’è un problema di offerta. Gli acquisti dalla Russia sono gli stessi, non essendo stato inserito il gas nel pacchetto di sanzioni. Il paradosso è che, così facendo, l’Italia è oggi uno dei principali finanziatori del regime di Putin. Cingolani ha poi confermato quanto aveva già detto il Presidente Draghi: per i prossimi mesi, anche nello scenario più catastrofico, l’Italia non avrà problemi di carenza, così come nello sviluppo del piano di lungo termine per ridurre il peso del gas e delle importazioni nel mix energetico.
Tra gli interventi all’esame, anche la possibilità di un raddoppio del TAP, con un intervento di carattere infrastrutturale che richiederebbe non meno di 4 anni. Se dovessero chiudersi i rubinetti dalla Russia, l’Italia potrebbe avere problemi nella fase di transizione, che il Ministro ha indicato nei prossimi due inverni.
Per questo si sta lavorando per aumentare gli acquisti da altri Paesi come l’Algeria, il Congo e il Qatar e per far girare a pieno regime il gasdotto TAP. Per contrastare la speculazione che ha portato il gas a costare cinque volte di più dal 2021, il Ministro ricordato come l’Europa acquista il 75% del gas intubato presente sul mercato. Ha quindi la forza per introdurre un tetto di spesa, senza la possibilità per i produttori di rivolgersi ad altri mercati; prima dovrebbero essere costruite delle infrastrutture che richiederebbero lo stesso tempo che noi abbiamo bisogno per affrancarci da questa dipendenza. In ogni caso, forse già nella giornata di oggi, il Governo emanerà un nuovo decreto a favore delle famiglie e delle imprese. L’idea è quella di usare le risorse aggiuntive derivanti dall’IVA per ridurre le accise sui carburanti e per rafforzare le misure già in essere contro il caro-bollette.










