L’assemblea nazionale Cgil dei delegati dell’industria avverte: «problemi profondi», «senza politiche industriali il Paese rischia il declino». È un confronto ampio interno al sindacato, con l’intervento di oltre 30 dirigenti sindacali, dalle categorie e dal territorio. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, è l’unico ospite «esterno» invitato dal leader della Cgil Maurizio Landini per un confronto di fronte alla platea di sindacalisti. All’arrivo del leader degli industriali, pochi minuti di cordialità di fronte ad un caffè nel foyer del teatro Italia, a Roma, poi il confronto sul palco con un’intervista parallela ai due leader. Il clima che si percepisce è quello delle occasioni di per sè significative.
Il leader della Cgil chiede di «battersi insieme, anche con il Governo e in Europa, per trasformare e rilanciare l’industria del Paese». Non mancano i punti di contatto, restano spigoli e distanze. L’allarme per i costi dell’energia è una forte priorità comune: Landini chiede che le società energetiche partecipate reinvestano gli utili invece di distribuirli agli azionisti, e che lo stesso faccia il Governo con l’incasso delle accise; la parola extraprofitti «non è nel vocabolario» di Confindustria.
Il pressing della Cgil è in primis sul Governo, a cui chiede di coinvolgere le parti sociali. Confindustria mantiene alto il pressing sull’Europa, come nel chiedere la sospensione dell’Ets: per Orsini «non c’è un vuoto» con il Governo, gli industriali hanno avuto risposte come sull’iperammortamento e con il decreto bollette ed ora «attendono con impazienza i decreti attuativi».
Servono più risorse per investire nel Paese, con il Pnrr agli sgoccioli è un punto di contatto tra industriali e sindacato: «E’ il momento di fare debito pubblico», dice Orsini auspicando che l’Europa allenti i vincoli: «Credo sia giusto quello che è stato detto dal ministro Giorgetti: non si può curare un ferito di guerra con l’aspirina. Servono incentivi alle imprese». Il leader della della Cgil lo segue: «L’Europa sospenda il patto di stabilità, per investire»; poi sfida: «Chiedo anche agli imprenditori di investire più»; ma condivide le preoccupazioni: «È’ una situazione che rischia di esser peggio del Covid».
C’è poi il tavolo di confronto tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil per rinnovare gli accordi interconfederali. «Ci siamo non per sport ma per un accordo, o si fa prima dell’estate o siamo a tempo scaduto», dice il leader della Cgil: «Riusciremo ad arrivare ad un accordo? Non lo so. Credo che possano esserci le condizioni, che sia importante raggiungere una intesa». Più cauto il presidente di Confindustria.










