Un clima di forte scontro politico e un’emergenza logistica senza precedenti stanno travolgendo l’exclave spagnola di Ceuta in seguito all’ingresso massiccio di decine di migliaia di persone registrato nei giorni scorsi. Secondo quanto dichiarato dall’assessore alla Presidenza e del Governo della città autonoma, Alberto Gaitán, la risposta fornita dal governo centrale guidato da Pedro Sánchez si è rivelata del tutto tardiva ed insufficiente per far fronte ad una crisi che ha visto la popolazione locale raddoppiarsi nel giro di pochissimo tempo. L’esecutivo locale aveva precedentemente richiesto la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, la chiusura dei confini e l’impiego delle forze armate insieme alla collocazione di barriere galleggianti, ma le istanze sono rimaste inascoltate fino al precipitare degli eventi.
Le stime diffuse dalle autorità locali tracciano un quadro estremamente complesso: se da un lato il ministero dell’Interno indica il completamento dei rimpatri per circa 73mila persone, nelle strade e nelle zone collinari della città rimangono ancora tra i 3mila e i 5mila migranti in condizioni precarie. La capacità ricettiva del Centro di soggiorno temporaneo Ceti – predisposto per ospitare 600 persone – risulta totalmente satura, con oltre mille persone accampate nelle aree circostanti ed una presenza di 862 minori non accompagnati a fronte di un limite massimo stabilito a 29 unità. Sul piano delle relazioni internazionali, Alberto Gaitán ha duramente criticato l’atteggiamento di Rabat sostenendo che il Marocco ha dimostrato di non essere un interlocutore affidabile ed evidenziando che i dati ufficiali in possesso dell’amministrazione attestano la presenza di 73 salme identificate.
La drammatica situazione dell’exclave continua a monopolizzare l’attenzione dei principali quotidiani spagnoli, i quali evidenziano il clima di profonda spaccatura sia politica che istituzionale: mentre El País riporta le parole del presidente Juan Jesús Vivas fermo nel chiedere un intervento deciso senza rinunciare al modello di integrazione, La Vanguardia e La Razón pongono l’accento sulle retate di allontanamento e sul pesante bilancio umano della tragedia. La crisi ha valicato infine i confini europei suscitando dure reazioni internazionali, tra cui spiccano le dichiarazioni del presidente argentino Javier Milei, il quale ha accusato il premier spagnolo di sfruttare i flussi migratori per fini elettorali.
